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Linux Mint 19.1

Ormai sono più di 3 anni che utilizzo abitualmente Linux Mint sul mio portatile.
Mi sono fatto prendere da un demone interiore e ho deciso di provare ad installare un nuovo sistema operativo… la scelta è caduta su:

  • Linux Mint (la nuova versione 19.1)
  • Ubuntu (la versione 18 e qualcosa… sia la LTS sia quella più “aggiornata”)
  • Debian (la versione 9.8 sia con Gnome sia con Cinnamon)
  • Fedora (con sostanziale passaggio da “casa” Debian a “casa” Red Hat)

Li ho provati prima in un ambiente virtuale grazie a VirtualBox. Volevo provare Debian e testare anche il Desktop Engine Gnome 3, ma l’ho trovato troppo semplicistico e troppo lontano dalla mia idea di desktop. Fedora era un passaggio troppo grande… vorrebbe dire passare al lato oscuro della forza. Ubuntu… beh lasciamo stare… proprio non ce la faccio ad utilizzare un SO con un nome così aberrante.

Sono tornato sulla nuova edizione di Linux Mint 19.1 (nome in codice “Tessa”) con Cinnamon come Desktop Engine. Però non riuscivo ad installarla perché ad un certo punto dell’installazione compariva il messaggio di errore:

PCIe bus error severity=corrected type= physical layer (eccetera eccetera eccetera)

Come soluzione ho dovuto modificare i parametri in fase di boot con il comando “c” e ho aggiunto il parametro pci=nomsi. In questo modo l’installazione è terminata senza nessun problema. Ovviamente però è necessario rendere definitiva la modifica modificando opportunamente il file grub presente nella cartella /etc/default/grub nel seguente modo:

GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT=”quiet splash pci=nomsi”

e poi è necessario ricordarsi poi di lanciare il comando
sudo update-grub

Finalmente mi posso godere il mio nuovo sistema Linux Mint 19.1 “Tessa”

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Dove mi trovo? Un aiuto inaspettato dal Python

A volte capita di svegliarsi dopo una serata intensa e non sapere dove ci si trova. A questo viene in aiuto il sito geoPlugin che offre molti servizi legati alla geo localizzazione. In particolare ho trovato simpatico il servizio che, data la latitudine e la longitudine, fornisce, tramite un oggetto json, l’elenco di alcune località vicine a noi e con informazioni utili come ad esempio la distanza in miglia e kilometri e la direzione.

Questo è un esempio di url da lanciare per avere un’idea dell’output che viene prodotto:

http://www.geoplugin.net/extras/nearby.gp?lat=44.6983&lon=10.6312&format=json

Il passo successivo è stato quello di scrivere un programma in python per gestire l’output. Questo programma non prevede la modifica delle coordinate geografiche in input, se non modificando il sorgente del programma prima della sua esecuzione, però è solamente un primo passo verso qualcosa di più evoluto (ad esempio un bot Telegram).

Infatti ho trovato delle difficoltà nella formattazione corretta del tracciato json di output e della sua successiva gestione tramite la libreria json di python. Ho risolto questo problema convertendo l’output in formato UTF-8.

Molto utile anche l’utilizzo del ciclo for per la lettura dei dati json e degli elementi in esso contenuti.

Riporto di seguito il codice funzionante… andrebbe migliorato… ma funziona.

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MusicBrainz Picard

Picard è un programma cross-platform scritto in Pyton per taggare i file musicali attingendo le informazioni dal sito MusicBrainz.

Come prima cosa è necessario installare il programma; da Linux Mint è possibile installarlo tramite riga di comando, tramite gestore delle applicazioni o, a partire dalla versione 18.3, anche tramite Flathub.

Una volta aperto Picard è possibile aggiungere un singolo file o una cartella… in questo caso ho caricato l’album Ok Computer dei Radiohead.

E’ possibile premere il pulsante Raggruppa per chiedere al programma di raggruppare i file (e quindi le canzoni) per Album. A questo punto è possibile premere il pulsante Analizza; in questo modo Picard trova (o meglio prova a trovare) le informazioni delle canzoni su Musicbrainz.

A questo punto, se l’analisi va a buon fine, l’album viene visualizzato nella parte destra della finestra (e contestualmente viene eliminato dalla parte sinistra) con l’icona del CD in colore giallo oro per confermare che l’analisi è andata a buon fine. Espandendo il CD è possibile vedere le canzoni che sono state etichettate con i TAG ricevuti dal portale Musicbrainz.

L’utilità di questo TAG è opinabile… aggiunge informazioni utili soprattutto se le canzoni vengono gestite con programmi, come ad esempio Kodi, che permettono di avere una gestione molto complessa e precisa dei file musicali presenti sul proprio computer.

Come ultima cosa è necessario selezionare il CD e premere il tasto Salva in modo da salvare le informazioni sui file di origine. L’operazione viene confermata dall’icona a forma di segno di spunta verde davanti ad ogni file salvato con successo.

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La nascita del Vero Uomo 2.0

Se in epoche passate, dove l’informatica era una materia conosciuta da pochi eletti, il Vero Uomo utilizzava sistemi Unix, adesso, dove  l’informatica è diventata una sottocategoria dell’elettronica di consumo, il Vero Uomo 2.0 utilizza (anche) Windows. E il Mangiatore di Quiche che fine ha fatto? Esiste ancora? Si, il Mangiatore di Quiche esiste ancora e usa un qualsiasi prodotto della Mela o un Tablet (di qualsiasi marca) in quanto li considera entrambi soluzioni informatiche avanzate; non si accorge che stanno uccidendo la Vera Informatica.

L’informatica di consumo (che è quella che piace ai Mangiatori di Quiche) è diventata talmente modaiola, poco affascinante e quanto di più lontano dalla Vera Informatica ci possa essere, da rendere i sistemi Microsoft (e quindi, di conseguenza, i personal computer non iQualcosa) degni di un Vero Uomo 2.0.

I veri uomini sono i veri smanettoni e adesso che Windows sta morendo a causa della sua incapacità di rimanere uguale alle versioni che ne hanno determinato il successo i veri uomini sono quelli che usano sistemi operativi alternativi… ma sempre meno di nicchia.L’importante è che il Vero Uomo ne sappia di informatica e sia uno smanettone… comprare un pc da 2.000 € solo perché è costoso non aggiunge nessun valore alla persona che rimane, di conseguenza, un Mangiatore di Quiche. Perchè la verità è che sul nuovo portatile era installata una versione del nuovissimo Windows 10 e, piuttosto di imparare ad utilizzare questo “nuovo” sistema operativo, ho preferito imparare ad utilizzare Linux Mint per le attività di tutti i giorni. E devo ammettere che mi sto adattando molto bene e il divertimento e il piacere aumentano giorno dopo giorno.

E poi vuoi mettere la sensazione di potenza quando per spegnere un pc devi scrivere sulla riga di comando (preferibilmente la BASH Shell):

shutdown -h now

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Installare VirtualBox su Linux Mint

Non perdo tempo a spiegare cosa sia VirtualBox della Oracle .

Come prima cosa è necessario andare sul sito VirtualBox e scaricare l’ultima versione disponibile per il proprio sistema operativo. Alla data di questo articolo la versione disponibile è la 5.2.22. Ricordatevi di scaricare anche il VirtualBox Extension Pack per aggiungere funzionalità aggiuntive come il supporto USB 2.0 e 3.0, la crittografia dei dischi e il supporto alle schede Intel con tecnologia NVMe e PXE.

Per Linux Mint io ho scaricato la versione “All distrubutions” che scarica un file con estensione .run da eseguire da console. Il file ha estensione .run e occupa circa 68 MB, mentre il file con l’Extension Pack (unico per tutte le distribuzioni in quanto funziona com un plugin) occupa circa 20 MB.

Per eseguire l’installazione è necessario dare i permessi di esecuzione al file appena scaricato mediante il comando

chmod +x VirtualBox-5.2.22-126460-Linux_amd64.run

e successivamente digitare

sudo ./VirtualBox-5.2.22-126460-Linux_amd64.run

Quando VirtualBox è stato correttamente installato è necessario andare nel menù File – Preferenze – Estensioni e caricare l’Extensin Pack precedentemente scaricato.

Infine, come ultimo passo, è necessario dare accesso a VirtualBox al sottosisitema USB; per fare questo è necessario che l’utente che esegue VirtualBox appartenza al gruppo vboxuser. Per associare l’utente al gruppo è necessario aprire il terminale e digitare il seguente comando:

sudo usermod -aG vboxusers <USERNAME>

Dove, ovviamente USERNAME è il nome dell’utente che esegue VirtualBox.

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Roger… il primo bot per Telegram scritto in Python

Partiamo con il primo bot per Telegram scritto in python.

Come prima cosa utilizzare il bot BotFather di Telegram per creare un nuovo bot e copiare il codice di attivazione che dovrà essere inserito nel codice del programma.

Questo bot farà una cosa molto semplice, ovvero analizza il formato del messaggio digitato e non farà altro che riproporlo nel formato:

Roger... TESTO DIGITATO SU TELEGRAM... passo...

Oltre ad interagire direttamente all’interno di Telegram, il programma visualizzaerà anche i messaggi digitati all’interno della finestra dove lo script è in esecuzione.

Anticipo che Telegram può essere scaricato per qualsiasi piattaforma compreso iOS e Linux… in questo modo è possibile utilizzare dispositivi più comodi rispetto al solito smartphone.

Qui di seguito è riportato il testo funzionante di questo primo e semplice bot.

import time
import telepot
import json
from telepot.loop import MessageLoop

def handle(msg):
content_type, chat_type, chat_id = telepot.glance(msg)
print(content_type, chat_type, chat_id)

if content_type == 'text':
text = msg['text']
bot.sendMessage(chat_id, 'Roger... ' + text + '...passo...')
print(msg["from"] ["first_name"] + " ha scritto " + msg["text"])

bot = telepot.Bot('COPIARE_CODICE_ATTIVAZIONE_BOT')
MessageLoop(bot, handle).run_as_thread()
print('BOT in ascolto ...')
# Questo ciclo itera il programma (agisce come un processo sempre attivo)
while 1:
time.sleep(10)

Questa è una schermata tratta da Telegram (questa è la versione per linux)

e questo è lo stesso output che si può leggere nella console.

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Telegram… vieni a me

Voglio programmare un Bot in Telegram usando il linguaggio Python. Queste sono le premesse.

Ovviamente occorre installare Python e un editor sulla macchina.  Successivamente è necessario installare la libreria TELEPOT (per interfacciarsi con le API di Telegram) e PPRINT per avere delle funzionalità aggiuntive sulla scrittura dei messaggi.

Entrambe le librerie le ho installate con il comando:

sudo easy_install3 telepot
sudo easy_install3  pprint

Per l’installazione delle librerie Python preferisco utilizzare il programma easy_install al posto di pip perchè con pip su Linux Mint 18.3 ottengo sempre dei messaggi di errore.

Apro IDLE (un veloce e leggero IDE per Python) e scrivo i seguenti comandi :

import telepot [con questa istruzione importiamo la libreria 'telepot' per gestire il bot]

bot = telepot.Bot('***** PUT YOUR TOKEN HERE *****') [richiamo il bot utilizzando 
il token associato al bot]

bot.getMe() [eseguo la funzione per visualizzare i dati principali del bot]

Ecco quello che viene visualizzato:

Se visualizziamo un testo come quello sopra riportato significa che ci siamo correttamente collegati al nostro Bot di Telegram che, in questo caso, si chiama zaccabot.

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Gestire e ripristinare backup in Thunderbird utilizzando i profili

Utilizzo Thunderbird come client di posta elettronica da parecchi anni e quindi ho spesso la necessità di trasferire tutti i dati e le mail (in una parola il mio profilo) da un sistema all’altro.
Anziché utilizzare programmi ad hoc o plugin appositamente sviluppati, è sufficiente copiare la cartella del profilo presente all’interno della apposita cartella di Thunderbird (il percorso dipende dal sistema operativo utilizzato) e copiarlo (ad esempio su una chiavetta USB) in modo da poterlo trasferire successivamente sul nuovo sistema. La cartella ha un nome che inizia con una stringa casuale (esempio “p62ktu03”) e poi termina con “.default”.

Al primo avvio di Thunderbird sul nuovo sistema operativo (nel mio caso Linux Mint, visto che non è ancora presente un profilo,  viene visualizzata la finestra per configurare un nuovo account.

Così facendo il programma crea la cartella di “.thunderbird” all’interno della cartella Home dell’utente dove sono presenti la cartella Crash report, la cartella che contiene tutti i dati (che avrà un nome illeggibile e casuale come anticipato prima) e un file di configurazione chiamato “profiles.ini” che contiene il riferimento ai profili utilizzabili.

Copio la cartella che contiene le mie precedenti configurazioni e mail (ovvero la cartella che contiene il mio precedente profilo) nella cartella “.thunderbird” e poi edito il file profiles.ini in modo da indicare a Thunderbird che profilo utilizzare all’avvio del programma. In questo modo lanciando nuovamente il programma sarà possibile utilizzare direttamente il vecchio profilo con tutte le mail e account precedentemente utilizzati. Questo permette di continuare a lavorare sui precedenti account e avere tutte le precedenti mail senza dover passare per programmi di backup o per plugin appositamente sviluppati. Tanto semplice quanto veloce.

E’ possibile modificare il file profiles.ini nel seguente modo:
[General]
StartWithLastProfile=0

[Profile0]
Name=default
IsRelative=1
Path=g0avwgca.default
Default=1

[Profile1]
Name=NON_USARE
IsRelative=1
Path=p62ktu03.default
Default=0

In questo modo ho chiamato “default” il profilo con gli account precedenti e ho rinominato in “NON_USARE” il profilo creato ex nova al primo avvio di Thunderbird sul nuovo sistema in modo da poter lo utilizzare in un secondo momento.
Inoltre, avendo impostato a 0 la variabile StartWithLastProfile (ed avendo inserito 2 profili), all’avvio di Thunderbird verrà visualizzata la seguente schermata:

Il gioco è fatto.

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Ripartiamo dalla shell BASH

Considerato che ormai da molto tempo utilizzo un sistema operativo Linux, ho deciso di rispolverare la programmazione tramite shell. La mia preferita (come quella di molti) è la BASH – Bourne Again SHell) e, visto che è presente sulla distro Linux Mint, ho iniziato a riprendere un po’ di confidenza con questo potente strumento.

Come prima cosa aprire il proprio editor preferito, creare un nuovo file e inserire la riga :
#!/bin/bash
Ricordiamoci che tutto quello che inizia con il carattere # viene considerato commento e quindi non eseguito   dalla shell.
Inserire il comando:
echo Hello World!
che non fa altro che visualizzare la frase “Hello World!” sulla console.

Salvare il file con il nome “hello.sh” (senza i caratteri “).
Prima di eseguire il file è necessario dargli gli attributi per poterlo eseguire mediante il comando:
chmod +rx hello.sh
A questo punto è sufficiente digitare il comando:
./hello.sh

Ecco il risultato:

Hello World! nella shell BASH

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Quando i DRM degli eBook ledono la mia libertà

Compro un eBook su internet.  Si tratta di un libro in formato .EPUB protetto con il sistema DRM (Digital Rights Management) sviluppato da Adobe per i libri digitali. Il prodotto di Adobe per la gestione di questo tipo di file è Adobe Digital Edition. Serve ovviamente una utenza e una password in modo da poter leggere i libri protetti con questa tipologia di DRM. Quindi, ad esempio, sui vari lettori di ebook è necessario inserire le proprie credenziali ottenute con Adobe Digital Edition e diventa possibile leggere il libro.

Fin qui tutto bene, ma a volte gli eventi prendono strade impreviste e improvvise che ci costringono a scontrarci con il sistema…

Sono arrivato all’inizio del capitolo finale del libro (che mi sta prendendo benissimo e non vedo l’ora di leggere le pagine finali) quando, per uno spiacevole incidente, mi si rompe il lettore di eBook (come da foto).

l'eBook reader rotto

Ok nessun problema… il file è presente anche sul mio portatile con installato linux Mint e Calibre e lo posso leggere anche da lì. Sarà un po’ più scomodo ma alla fine mancano solo i capitoli finali e quindi ce la posso fare.

Apro Calibre, seleziono il file, attivo la modalità lettura… impossibile leggere il file perchè è protetto dal sistema DRM….

errore in Calibre per DRM

Bene. La mia rabbia sale oltre ogni limite. Maledetto Copyright… ma perchè non c’è il Copyleft sul mio libro?

Ma qual’è il problema?

Il motivo è semplice… Adobe non ha sviluppato la versione del programma Adobe Digital Edition per linux e quindi Calibre (ma nessun altro programma) è in grado di leggere in ambiente linux i file protetti da DRM.

Questa cosa è inammissibile. E’ come andare in libreria, comprare un libro cartaceo, pagarlo alla cassa e poi, sentirsi dire dal cassiere: “questo libro può essere letto  a casa, in ufficio ma non sui mezzi pubblici o nei parchi”.

Io pago. Io leggo dove voglio e su qualsiasi sistema operativo e con qualsiasi software.

Ovviamente la cosa non finirà qua. Io devo finire i libro e lo voglio leggere dove preferisco.

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Un po’ di libertà digitale… go OpenDNS

Tralascio cosa sia il DNS perchè penso che ormai tutti conoscano questo servizio/protocollo.

Diciamo solo che:

  • se vogliamo migliorare i tempi di risposta nel corso della navigazione;
  • se vogliamo proteggerci meglio dai siti di phishing;
  • se vogliamo accedere a siti che, con i normali server DNS impostati di default, non potemmo raggiungere

l’unica soluzione è quella di utilizzare come server DNS i server di OpenDNS raggiungibili tramite i seguenti indirizzi IP:

  • 208.67.222.222
  • 208.67.220.220

Gli indirizzi IP sopra indicati devono essere settati nel menù di configurazione delle reti del proprio PC, come nella schermata sotto riportata presa da un sistema operativo Linux Mint Cinnamon.

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Asus F556U – installare disco SSD

Ho cambiato portatile. Ho comprato un Asus F556U con processore Intel Core i7, 4 GB di RAM, 500 GB di disco fisso e scheda grafica Nvidia GeForce (finalmente ho eliminato le schede dell’ATI che con Linux danno solo problemi).

La prima cosa che ho fatto è stata aggiungere un modulo di RAM da 8 GB della Corsair e montarla nell’apposito slot raggiungibile dalla parte posteriore dello chassis.

Ovviamente il sistema operativo installato era un terribile Windows 10… uso il passato perchè dopo un paio di giorni di utilizzo (solo per vedere la velocità) ho installato l’ultima versione di Linux Mint. I tempi di risposta nonostante il pc fosse nuovo e i programmi installati fossero ridotti al minimo erano terribili. Di seguito i tempi di avvio sia con Windows 10 sia con Linux Mint.

  • win 10 dal boot al login 45,80 secondi
  • win 10 dal login ad essere operativo 18 secondi
  • mint 18.3 dal boot al login 29,58 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 23,40 secondi

Ho comprato un disco SSD per sostituire quello installato di default ed anche il peso è nettamente inferiore in quanto l’SSD pesa 26 grammi contro i 45 grammi del HDD.

Come prima cosa consiglio di guardare i vari video presenti su internet in modo da vedere dove sono situate tutte le viti da svitare per poter rimuovere la parte di sotto della copertura e vi consiglio di ordinare le viti nello stesso ordine in cui si presentano nello chassis in modo da non sbagliarsi nel corso del rimontaggio. Come ultima cosa tenete a portata di mano una carta di credito o qualcosa di simile in modo da utilizzarla per fare forza per staccare lentamente la copertura del pannello posteriore che è ad incastro.

Il retro del portatile… per smontare tutte le viti è necessario aprire il pannello della memoria RAM e togliere il gommino in alto a sinistra (vedi foto)

Le viti tolte e ordinate con lo sportellino dello slot per la memoria RAM

Come si presenta la scheda madre una volta tolta la copertura posteriore. A sinistra si nota il lettore DVD e sotto il disco fisso… a destra la RAM e sotto la batteria.

Il dettaglio del disco fisso con le due linguette da sollevare per poter sganciare il disco. Ovviamente vanno svitate anche le viti che tengono montata la slitta nell’alloggiamento.

Il vecchio disco rimosso.

La parte che deve essere staccata per poter procedere alla sostituzione del disco con la porta USB e il jack audio.

Il nuovo disco SSD montato sulla slitta di supporto.

Il disco SSD rimontato sulla scheda madre. A questo punto non rimane che rimontare la basetta con porta USB e jack audio e poi rimontare la parte posteriore del portatile facendo attenzione a non forzare. Poi richiudere con le viti.

Con il nuovo disco SSD le prestazioni con Linux Mint sono le seguenti:

  • mint 18.3 dal boot al login 14,80 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 3,84 secondi

Direi non male… senza contare che la maggiore velocità si ripercuote nel normale utilizzo con una ricaduta positiva sull’esperienza finale.

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EasyCAP con Linux Mint – Prova con un DVD player

Come tutti quelli che da giovani hanno avuto a che fare con le videocassette, anche io, sto passando la fase in cui sento il bisogno di convertire i vecchi VHS in formato digitale.

Visto che con Linux la cosa non mi sembra semplicissima, prima di provare con il videoregistratore ho deciso di fare prima un tentativo con un vecchio DVD player che ho relegato in cantina da parecchi anni.

Dalle informazioni che ho trovato l’occorrente è una chiave USB denominata EasyCAP, un DVD player (o un videoregistratore), cavetteria varia e un programma in grado di gestire un flusso video in input come, ad esempio, l’immancabile VLC. Il dispositivo EasyCAP l’ho comprato su ebay e sono andato completamente a caso… l’unica cosa incoraggiante è che sul dispositivo è presente la scritta Easier CAP (ancora meglio dell’originale) e la spia verde si accende quando la collego alla porta USA del portatile.

Per controllare che il sistema recepisca correttamente la chiavetta EasyCAP è necessario lanciare i seguenti comandi prima e dopo aver collegato la EasyCAP alla porta USB, in modo da accertarsi della corretta individuazione da parte del sistema operativo. I comandi sono:

lsusb

ls /dev | grep -i video

Come si può vedere dalla schermata seguente, il dispositivo è stato riconosciuto come Fushicai USBTV007 Video Grabber [EasyCAP] ed è presente come dispositivo video1. Il fatto che ci sia scritto [EasyCAP] mi dà fiducia e il dispositivo video1 sarà quello che utilizzeremo per ottenere il flusso video che esce dal DVD player (e in futuro dal nostro videoregistratore).

E siamo a buon punto. Adesso procediamo con il collegamento dei cavi audio e video tra EasyCAP e il retro del nostro DVD player (seguiamo i colori… banale ma meglio ricordarlo).

A questo punto è necessario avviare VLC e selezionare Apri -> Apri periferica di acquisizione e impostare i parametri come indicato nella foto (è qui che dobbiamo indicare il dispositivo video1) e poi basta premere Riproduci per visualizzare l’output del video che stiamo riproducendo con il DVD player (in questo caso è il film Speed Racer, che non è certo passato alla storia).

Se all’interno di VLC selezioniamo Riproduzione ->Registra è possibile salvare quanto viene visualizzato a video. L’unico inconveniente è che il video prodotto occupa una esagerazione di spazio disco; per questo motivo successivamente sarà necessario convertirlo con un programma apposta.

Adesso che ho visto che la chiavetta EasyCAP funziona correttamente con Linux Mint 18.3, posso provare a collegare il vecchissimo videoregistratore VHS… ma questo alla prossima puntata.

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Installare Linux Mint 18.3 su VirtualBox (su una macchina con Linux Mint)

Per poter fare esperimenti su un sistema Linux Mint 18.3, la soluzione migliore è quella di virtualizzare tramite VirtualBox un nuovo sistema operativo. In questo video è possibile vedere come settare i parametri di VirtualBox per poter fare la virtualizzazione.

Il primo punto di attenzione è quello di aumentare lo spazio a disposizione del sistema operativo ad almeno 12 GB e poi, qualora durante l’installazione dovessero essere visualizzati dei messaggi di errore, continuare senza uscire dall’installazione. Terminata l’installazione infatti tutti gli eventuali problemi verranno risolti e il sistema operativo sarà funzionante senza nessun problema.

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