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Apachie Photo Studio Portable

Ho trovato questo oggetto in vendita su Grupon e, dato il costo ridotto, ho deciso di fare questo importante investimento. Si tratta di un set fotografico fatto a box, dotato di led nella parte superiore e di due sfondi (uno bianco e uno nero) intercambiabili per poter allestire un piccolo set fotografico. Ovviamente è utile se si vogliono fotografare piccoli oggetti. Visto che ho in programma di migliorare le foto che faccio (e che pubblico) a componenti, libri e altri oggetti mi è sembrato un acquisto imperdibile.

Ecco alcune foto dell'”unboxing”.

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Installare Retropie su SD per Raspberry

Formattare la scheda SD con il filesystem Fat32 con il programma GParted.
Ho scaricato la versione 4.3 di Retropie per Raspberry pi 3 dal sito ufficiale.
Decomprimere il file in modo da ottenere l’immagine del programma; si crea un file in formato .IMG da circa 2,2 GB. In alternativa è possibile usare il comando:

gzip -dv retropie-4.3-rpi2_rpi3.img.gz 

Con il comando il file di origine .GZ viene cancellato a meno che non venga utilizzato l’apposita opzione per conservare il file compresso.
Per comodità ho posizionato il file .img sulla Scrivania e l’ho rinominato semplicemente in retropie.img. Poi è necessario aprire la console e digitare il seguente comando:

sudo dd if=retropie.img of=/deb/sdb

per copiare l’immagine nella scheda SD che, in questo caso, è collegata al pc tramite un lettore di schede USB,dove if indica il file di input e of il file di output. Armarsi di pazienza e attendere il termine dell’operazione.

Al termine dell’operazione è possibile scollegare il lettore di schede SD e installare la scheda nell’apposito slot del Raspberry per far partire l’installazione.

Una delle funzionalità in assoluto più comode di Retropie, è la possibilità di potersi collegare direttamente tramite protocollo SSH, e questo significa che è possibile caricare i file e le ROM in Retropie senza dover sempre spostare la scheda SD ma collegandosi direttamente tramite rete. Retropie in generale è molto più configurabile rispetto a Recalbox.

Una volta partito Retropie è necessario andare nel menù di configurazione per collegarlo alla rete WiFi e successivamente per attivare il protocollo SSH.

Andare su Linux e selezionare File – Connetti al server… e inserire i seguenti parametri di login per poter collegarsi direttamente a Retropie da Linux e poter accedere al file system per copiare, ad esempio, le varie ROM con i giochi. Nel mio caso l’indirizzo IP di Retropie era 192.168.1.102, sulla porta 22 con nome utente pi e password di default (che però adesso non ricordo).

Facendo ripartire Retropie è possibile iniziare a giocare…

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Installare Recalbox su SD per Raspberry

Formattare la scheda SD con il filesystem Fat32 con il programma GParted. Ho scaricato la versione 17.12.02 di Recalbox dal sito ufficiale.
Aprire il terminale ed eseguire il comando
unxz recalbox.img.xz
per creare il file in formato .img da poco più di 2 GB.
Eseguire il comando
sudo dd if=recalbox.img of=/dev/sdb
per copiare l’immagine nella scheda SD che, in questo caso, è collegata al pc tramite un lettore di schede USB.
Al termine dell’operazione è possibile scollegare il lettore di schede SD e installare la schede nell’apposito slot del Raspberry per far partire l’installazione.

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Asrock Ion 330

E’ un po’ che volevo scrivere questo articolo per documentare l’acquisto e il successivo modding che ho fatto all’ASrock Ion 330. Ho comprato questo PC per utilizzarlo come HTPC attaccato alla mia televisione tramite cavo HDMI. Inizialmente ho usato Windows XP con sopra Media Portal e successivamente XBMC. Adesso lo utilizzo con LibreElec e Kodi come media player.

L’idea che avevo fin dall’inizio era quella di rimuovere il lettore DVD, inserire due dischi, uno per il sistema operativo e uno per contenere tutti i file multimediali da utilizzare sull’HTPC. Inoltre volevo installare una nuova ventola enorme, potente ma silenziosissima. Ecco la storia fotografica dall’unboxing fino all’assemblaggio finale del mio modding. In fondo all’articolo ho inserito anche la documentazione ufficiale in formato PDF.

Unboxing

Ecco come appare l’ASrock Ion 330. Nella parte frontale si trova il lettore DVD e il pulsante di accesione; mentre nella parte posteriore si trovano lo spinotto per l’alimentazione, le uscite audio tra cui una digitale, la porta per il cavo di rete (anche se è disponibile il modulo WiFi), 6 porte USB, pa porta HDMI, l’uscita video e l’eSata per i dischi esterni che supportano questo formato.

Lo smontaggio

Svitando le viti sul pannello posteriore è possibile togliere la parte superiore del case per avere pieno accesso al case e da lì iniziare a smontare tutti i componenti. Come detto l’idea era quella di togliere il lettore DVD in modo da fare arrivare l’aria della nuova ventola direttamente sui dischi e sui processori, aumentando il potere di raffreddamento dell’intero sistema e, al contempo, diminuire la rumorosità.

Fori di ventilazione e frontale

Purtroppo, considerando le mie scarse abilitò manuali, ho fatto un lavoro molto “hard” per creare il foro nella parte alta del case. Nel supporto interno invece ho praticato facilmente il foro utilizzando il Dremel. Nella parte alta del case ho fatto un buco in modo da poterci alloggiare una ventola abbastanza grossa appoggiata su 4 piedini in silicone in modo da azzerare completamente il rumore dovuto alle vibrazioni. Infine ho dovuto praticare un altro foro piccolo per fare passare il cavo di alimentazione della ventola e poterlo collegare alla presa presente nella scheda madre.

Il riassemblaggio

Ora non resta che riassemblare il tutto.

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AA.VV. – Corso pratico di Arduino (3 moduli)

Giusto per curiosità ho acquistato tre libri editi da “Area 51 publishing” sul sistema Arduino e la possibilità di collegarci dispositivi di input/output e sulla relativa programmazione.

Per quanto riguarda il primo volume, dopo una introduzione veloce al sistema Arduino e all’utilizzo dell’IDE, il libro affronta i seguenti casi pratici:

  • far lampeggiare un LED
  • far lampeggiare 2 LED
  • leggere dati digitali da seriale
  • leggere dati analogici da seriale
  • accendere LED tramite pulsante
  • leggere segnali da fotoresistenza
  • accendere LED tramite fotoresistenza
  • LED RGB con regolazione manuale
  • comandare un servomotore
  • comandare un servo mediante potenziometro
  • comandare un servo mediante due pulsanti
  • LCD con Arduino
  • LCD e sensore di temperatura
  • comandare un motore passo passo
  • generare una melodia

alla fine del libro è presente un link dove poter scaricare tutti gli sketch presenti nel libro. Ogni sperimentazione è spiegata in modo non troppo approfondito ma permette ai neofiti di farsi un’idea sul funzionamento complessivo del sistema e rappresenta una buona base di partenza per ulteriori sviluppi o implementazioni. E’ presente anche una paginetta dedicata alla spiegazione dei colori utilizzati sulle resistenze per capire il valore della resistenza e la sua tolleranza.

Nel secondo libro, ovvero nel modulo intermedio, viene trattata la realizzazione di un modellino di auto radiocomandata gestita da Arduino con l’utilizzo di due motori elettrici comandati da remoto tramite un modulo bluetooth. Il progetto viene spiegato in modo approfondito e sono presenti molte pagine di codice ma non l’ho trovato particolarmente interessante.

Il terzo e ultimo volume, quello relativo agli argomenti più avanzati, è diviso in due sezioni (ogni sezione è lunga circa 20 pagine). Nella prima sezione vengono descritti in modo approfondito i vari sensori che possono essere collegati ad Arduino come i sensori di prossimità, le fotoresistenze, i sensori di temperatura e umidità. Nell’ultima parte viene presentato l’ambiente di sviluppo per App denominato App Inventor. Nel complesso nulla di che… il primo volume risulta di gran lunga il più interessante.

I 3 libri appena recensiti li ho acquistati in formato ePub… costano pochi euro e sono formati di una cinquantina di pagine ciascuno.

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Ottenere info sul sistema linux tramite un programma Bash

Mi capita a volte di avere la necessità di recuperare informazioni sul sistema operativo linux e su altre informazioni legate al sistema e alla rete. Visto che non mi ricordo sempre tutti i comandi (considerato che lo uso solo nel tempo libero) ho scritto un programma bash da lanciare. Un volta eseguito (se non vengono forniti parametri in input) il programma visualizza le tipologie di informazioni e poi, una volta fatta la scelta, vengono mostrate le informazioni richieste. E’ anche possibile eseguire il programma passando direttamente il numero corrispondente all’opzione desiderata. Fin che c’ero ho cercato di utilizzare i principali costrutti come l’if e il case.

#!/bin/bash

if [ $# -eq 0 ]; 
then 
#se non è stato passato il parametro viene visualizzato il menù con
#le opzioni
echo "################################################"
echo "# Visualizza le info del sistema e dell'utente #"
echo "# 1 - Informazioni dal 'printenv'              #"
echo "# 2 - Informazioni generiche sul sistema       #"
echo "# 3 - Informazioni di rete                     #"
echo "# 4 - Informazioni sulla release               #"
echo "# 5 - Informazioni sulla CPU                   #"
echo '# 6 - Varie                                    #'
echo "################################################"
read -p "Scegli l'opzione:" OPZ
else 
#altrimenti il parametro passato viene messo nella varibile di scelta
OPZ=$1
fi

case $OPZ in
1) 
clear 
echo "---===] Informazioni dal 'printenv' [===---"
printenv|grep SHELL
printenv|grep USER
printenv|grep DESKTOP_SESSION
printenv|grep LANG
printenv|grep CINNAMON_SESSION
printenv|grep HOME
;;
2) 
clear
echo "---===] Informazioni generiche sul sistema [===---"
echo "Nome host: "`uname -n`
echo "Sistema basato su: "`uname -s`
echo "Sistema operativo: "`uname -o`
echo "Kernel release: "`uname -r`
echo "Kernel version: "`uname -v`
;;
3)
clear
echo "---===] Informazioni di rete [===---"
echo "Nome host: "`hostname`
echo "Indirizzo IP: "`hostname -i`
echo "Indirizzo IP internet: "`hostname -I`
;;
4)
clear
echo "---===] Informazioni sulla release [===---"
echo "Distribuzione: "`lsb_release -is`
echo "Descrizione: "`lsb_release -ds`
echo "Numero di release: "`lsb_release -rs`
echo "Nome in codice della release: "`lsb_release -cs`
;;
5)
clear
echo "---===] Informazioni sulla CPU [===---"
cat /proc/cpuinfo|grep vendor_id |uniq
cat /proc/cpuinfo|grep 'model name' |uniq
cat /proc/cpuinfo|grep 'cache size' |uniq
lscpu|grep Architecture
lscpu|grep 'CPU op-mode'
lscpu|grep 'CPU(s)'|head -1
;;
6)
clear
echo "---===] Varie [===---"
ls -l /usr/share/xsessions/
;;
esac

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Asus F556U – installare disco SSD

Ho cambiato portatile. Ho comprato un Asus F556U con processore Intel Core i7, 4 GB di RAM, 500 GB di disco fisso e scheda grafica Nvidia GeForce (finalmente ho eliminato le schede dell’ATI che con Linux danno solo problemi).

La prima cosa che ho fatto è stata aggiungere un modulo di RAM da 8 GB della Corsair e montarla nell’apposito slot raggiungibile dalla parte posteriore dello chassis.

Ovviamente il sistema operativo installato era un terribile Windows 10… uso il passato perchè dopo un paio di giorni di utilizzo (solo per vedere la velocità) ho installato l’ultima versione di Linux Mint. I tempi di risposta nonostante il pc fosse nuovo e i programmi installati fossero ridotti al minimo erano terribili. Di seguito i tempi di avvio sia con Windows 10 sia con Linux Mint.

  • win 10 dal boot al login 45,80 secondi
  • win 10 dal login ad essere operativo 18 secondi
  • mint 18.3 dal boot al login 29,58 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 23,40 secondi

Ho comprato un disco SSD per sostituire quello installato di default ed anche il peso è nettamente inferiore in quanto l’SSD pesa 26 grammi contro i 45 grammi del HDD.

Come prima cosa consiglio di guardare i vari video presenti su internet in modo da vedere dove sono situate tutte le viti da svitare per poter rimuovere la parte di sotto della copertura e vi consiglio di ordinare le viti nello stesso ordine in cui si presentano nello chassis in modo da non sbagliarsi nel corso del rimontaggio. Come ultima cosa tenete a portata di mano una carta di credito o qualcosa di simile in modo da utilizzarla per fare forza per staccare lentamente la copertura del pannello posteriore che è ad incastro.

Il retro del portatile… per smontare tutte le viti è necessario aprire il pannello della memoria RAM e togliere il gommino in alto a sinistra (vedi foto)

Le viti tolte e ordinate con lo sportellino dello slot per la memoria RAM

Come si presenta la scheda madre una volta tolta la copertura posteriore. A sinistra si nota il lettore DVD e sotto il disco fisso… a destra la RAM e sotto la batteria.

Il dettaglio del disco fisso con le due linguette da sollevare per poter sganciare il disco. Ovviamente vanno svitate anche le viti che tengono montata la slitta nell’alloggiamento.

Il vecchio disco rimosso.

La parte che deve essere staccata per poter procedere alla sostituzione del disco con la porta USB e il jack audio.

Il nuovo disco SSD montato sulla slitta di supporto.

Il disco SSD rimontato sulla scheda madre. A questo punto non rimane che rimontare la basetta con porta USB e jack audio e poi rimontare la parte posteriore del portatile facendo attenzione a non forzare. Poi richiudere con le viti.

Con il nuovo disco SSD le prestazioni con Linux Mint sono le seguenti:

  • mint 18.3 dal boot al login 14,80 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 3,84 secondi

Direi non male… senza contare che la maggiore velocità si ripercuote nel normale utilizzo con una ricaduta positiva sull’esperienza finale.

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Raspberry Pi3 con case stampato in 3D

Dopo aver compreto il Raspberry Pi3 ho volto prendere un case da poter attaccare al monitor direttamente tramite gli attacchi VESA presenti sul retro del monitor. In questo modo vado a risparmiare spazio, ottimizzare i cavi e avere un sistema compatto e facilmente trasportabile. Vediamo i dettagli.

Il Raspberry Pi3 confrontato con il mouse, i due pezzi del case stampato con una stampante 3D e il dongle con il ricevitore Wireless.

Un altra immagine per confrontare le dimensioni della scheda del Raspberry con un comune muse a testimonianza delle dimensioni contenute del pc.

Un ingrandimento sul case stampato in 3D da una stampante “domestica”… è possibile notare gli strati sovrapposti del materiale plastico utilizzato per la stampa.

Il Raspberry visto dal basso dove è possibile vedere la scheda SD inserita nell’apposito slot.

La parte laterale con la porta micro USB per l’alimentazione, l’uscita HDMI e il jack audio.

Il Raspberry fissato alla base del case.

Il case chiuso e completamente assemblato.

Il case attaccato al monitor tramite gli attacchi VESA.

Il case contenente il Raspbeyy attaccato al monitor tramite gli attacchi VESA presenti sul retro del monitor.

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MUAS (Multiple USB Attached Storage) – Parte 1: l’analisi

Visto che la profezia dei Maya non si è avverata, posso dedicarmi ad un progetto che avevo in mente da un po’ di tempo.
Ho la necessità di organizzare e gestire, sia spazialmente che sistematicamente, un certo numero di dischi esterni USB. Anzichè tenere i dischi sparsi sulla scrivania, ho pensato di inserirli all’interno di un mobilietto Ikea (ho scelto la linea Besta) e di far uscire dal mobile solamente il cavo di alimentazione da attaccare alla presa elettrica e i cavi USB da attaccare al computer. Praticamente anzichè comprare un NAS (Network Attached Storage), ho deciso di crearmi un MUAS (Multiple USB Attached Storage) in totale filosofia Do It Yourself (DIY).

Ho diviso i dischi in gruppi logici in modo che, all’interno di ogni gruppo, sia acceso un solo disco alla volta; in questo modo posso decidere di tenere tutti i dischi attaccati alla multipla, oppure di attacarli alla multipla a seconda della necessità. Inoltre in questo modo, per ogni gruppo, posso utilizzare un hub USB senza alimentatore e quindi rendere i collegamenti più facili.

Ho provato a schematizzare in uno schema il mio progetto. Ogni gruppo di dischi è attaccato ad un hub USB con 4 porte USB; in questo modo sarà possibile aggiungere dei nuovi dischi esterni.

Ho pensato di inserire tutti i dischi, i cavi USB, la multipla e gli alimentatori all’interno di un mobile Ikea della linea Besta. In questo modo racchiudo tutto all’interno di un mobile dotato di anta che permette di nascondere tutti i componenti e di far spuntare solamente le prolunghe USB da collegare al computer. Nella mia idea aprendo lo sportello del mobile è possibile accedere direttamente ai pulsanti di accensione dei singoli dischi USB; inoltre è possibile non inserire il pannello posteriore del mobile in modo da garantire una adeguata ventilazione e far uscire le prolunghe USB e il cavo di alimentazione della multipla.

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