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Dissertazione confusionaria sui tablet

Sottotitolo: noi informatici smanettoni e appassionati, alle prese con un nuovo device che catalizza le attenzioni. Provo un po’ di odio e un po’ di attrazione che non so spiegarmi.

Una piattaforma chiusa, con un unico punto (o quasi) dove recuperare il software, che è diventato il vero punto fermo di questi dispositivi.
Gli smanettoni abituati a vedere il disco, il file system i file e tutto quello che a vario titolo ha a che fare con il proprio pc, difficilmente si riescono ad abituare ad un simile dispositivo. Le informazioni in campo informatico sono sempre state rappresentate dai file che ora hanno assunto un aspetto secondario, se non nullo nei tablet. Navigando in rete posso aver bisogno di scaricare un file … ma dove lo metto? Sul desktop? Nella cartella documenti? Dove? Nel “cloud”?

Il tablet è il dispositivo perfetto nell’evoluzione del pc. Dopotutto adesso siamo abituati a vederli in vendita nei grandi centri commerciali tra i frigoriferi e i televisori, come se quello fosse il loro posto naturale.

Nell’evoluzione dei personal computer i netbook avevano almeno una loro intima utilità: prodotti a basso prezzo (almeno all’inizio) per fornire un dispositivo funzionale e con tutto il necessario per scrivere, navigare e accedere alla rete. Adesso i tablet hanno soppiantato completamente i netbook, rappresentando un prodotto tecnologicamente più evoluto e sicuramente più accattivante; la Mela da questo punto di vista non ha rivali. Ma almeno sui netbook si poteva installare qualsiasi sistema operativo; erano nati una pletora di sistemi operativi dedicati ai nuovi dispositivi e comunque rappresentavano, in piccolo, un normale pc portatile. I tablet sono i figli di una tecnologia e di un paradigma chiuso, tanto è vero che i tablet della Mela non hanno neanche la porta USB e non sono espandibili. Una bella comodità; così sei sicuro che, anche se ti venisse voglia di smanettarci seriamente, non avresti comunque la possibilità di interfacciare il dispositivo con il mondo esterno. L’unico mondo che il dispositivo vede e al quale ha accesso è quello reso disponibile dalle innumerevoli App (usare il termine software o programma è eccessivo e fuorviante in questo nuovo contesto di non-informatica). D’altronde gli utenti della Mela e adesso gli utilizzatori di tablet sono alla ricerca della semplicità. Quella semplicità e quella immediatezza che i normali PC non possono offrire perchè se cerchi potenza, espandibilità e completezza non puoi certo prescindere da un PC… non c’è rosa senza spine.

Nel mondo dei tablet è bellissimo notare come la concezione mainstream porti la gente a pensare che siano stati inventati dalla Apple e dal guru Jobs, qando in realtà i tablet (o un loro precursore chiamato Tablet PC) furono introdotti nel mercato dei big player dalla Microsoft. Come sempre la Mela ha dimostrato ancora una volta che non è sufficiente una buna idea, ma bisogna anche impacchettarla con una scatola accattivante e dire alle persone che hanno un bisogno impellente da soddisfare.

E poi, come disse il Cuginetto, le App stanno rovinamndo intere generazioni di programmatori e hanno peggiorato il modo di programmare. Ma come è possibile che ogni settimana ci siano da aggiornare tutte le App installate e che il loro peso, in termini di occupazione disco, sia in costante aumento. Ci sono App che superano abbondantemente i 100 MB e a 100 MB arrivava una delle prime versione di Acrobat Writer negli anni 2000. Si qualche problema lo devono avere queste App…

Però per onestà intellettuale devo dire che anche io utilizzo i tablet, sia l’iPad (che mi è statore regalato) sia di vari produttori asiatici con installato l’immancabile Android. Anche questi ultimi hanno qualche vantaggio rispetto a quelli della Mela (vedi espandibilità), ma rimangono chiusi e, a mio modo di vedere, molto limitati per gli smanettoni.

Il tablet: Comodo è comodo… però se devo fare delle cose serie lo devo appoggiare e tirare fuori il mio portatile… vecchio rappresentante di una informatica che non morirà mai.

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Dialogo sui massimi sistemi (operativi)

“Il Mac è meglio di Windows, senza ombra di dubbio; se non altro non si pianta mai, e, comunque, è molto più veloce.”

Questo è quello che mi è toccato sentire.
Beh vorrei esprimere alcune considerazioni personali sui 2 principali sistemi (intendendo con la parola sistemi l’accoppiata Mac+iOS e PC assemblati + Windows).

Per iniziare vorrei sottolineare come l’instabilità di Windows non sia solamente un blocco di sistema, ma una frustrante e sporadica dimostrazione della fallibilità del lavoro umano. Qualcosa di più profondo dunque di un errore di sistema, è un’occasione di crescita per il Vero Uomo (che ricordiamo, non usa certo il Mac). Quando compare il c.d. “schermo blu” (detto anche BSOD – Blue Screen Of Death) il Vero Uomo sa che ha commesso un errore. Ha scritto un programma errato, ha eseguito contemporaneamente troppe istanze di programmi, oppure, molto più semplicemente, il programma in esecuzione ha cercato di accedere ad una porzione di memoria RAM già occupata da altri dati e il SO ha avvisato l’utente dell’accaduto e vi ha posto rimedio.

Ma perchè il Mac è più stabile?

La risposta è molto semplice: perchè è un sistema operativo creato per essere eseguito su 4 pc e 5 portatili, con un hardware prestabilito e non scelto/modificabile dall’utente. Windows nasce per poter girare su qualsiasi pc e quindi, per estensione di questa filosofia, fatto per non girare alla perfezione su nessuna macchina. Windows (in qualsiasi delle sue versioni) ha al suo interno un numero enorme di driver proprio per poter gestire praticamente qualsiasi periferica acquistabile sul mercato (passata, presente e, qualche volta, anche futura come i draft dei vari protocolli in fase di beta test). Addirittura il sistema operativo del Mac ad un certo punto del suo sviluppo termina di essere compatibile con i modelli precedenti dei computer della Mela. E’ quindi chiaro che se un sistema operativo nasce per “girare” su un numero ristretto di periferiche hardware allora sarà sicuramente stabile e performante (altrimenti ci sarebbero dei seri problemi se ciò non avvenisse).
Per certi versi è un po’ come ricompilare il kernel dei sistemi Unix/Linux che permettono di conformare perfettamente il cuore del sistema operativo all’hardware del pc. Vorrei chiedere ad un utente della Mela quanto volte ha aperto il proprio Mac, magari per aumentare la dotazione di memoria RAM, oppure per aggiungere un disco fisso o anche solamente per guardare la meraviglia tecnologica che c’è dentro un computer. Ma cosa lo apre a fare un Mac? Tanto non puoi aggiungerci nulla perchè il Sistema Operativo non riconoscerebbe il nuovo hardware. Per la cronaca: i Veri Uomini hanno la necessità di “smanettare” con l’hardware dei propri PC, quindi, per derivazione, i Veri Uomini non hanno Mac.

Passiamo ora ad affrontare il problema della velocità. Il Mac dal 2006 a questa parte monta dei processori sviluppati dalla Intel e quindi si è allineata con gli altri produttori di PC e ha abbandonato i vecchi processori sviluppati dalla Motorola (fino al 1996) e poi dal “consorzio AIM (Apple-IBM-Motorola); possiamo parlare quindi di un’era RISC e di un’era CISC.
Nel corso della prima era, l’architettura del processore era di tipo RISC (Reduced Instruction Computer Set) ovvero era un processore che, a prescindere dalla velocità di clock, aveva un ridotto numero di istruzioni. Storicamente tutti i processori con architettura RISC proprio in virtù del basso numero di istruzioni elementari, erano particolarmente ‘veloci’ nell’eseguire le istruzioni booleane (and, or, not, nor ecc.). Le istruzioni booleane sono da sempre utilizzate per la grafica e l’editing audio/video che, in quanto le funzioni che vengono applicate su foto, immagini, audio e video, altro non sono che complesse funzioni aventi come fondamenti proprio le istruzioni booleane. E guarda caso dov’è che i sistemi Mac hanno sempre dato un grosso contributo? Proprio nei settori della dell’editing grafico e della creazione musicale. Quindi tornando alla domanda iniziale possiamo dire che nell’era pre-Intel i Mac erano sicuramente più veloci, a parità di velocità di clock, degli altri processori con architettura CISC (Complex Instruction Computer Set) soprattutto in quegli ambiti dove si faceva un massiccio utilizzo di operazioni elementari e booleane.
Adesso che siamo nell’era Intel questo divario, causato dalla differente architettura del processore non sussiste più. Che poi il Sistema Operativo abbia una migliore gestione dell’hardware per tutti i motivi sopra elencati questa è un’altra storia, ma sicuramente i Mac non sono più veloci degli altri PC.

Inoltre girano alcuni “rumors” secondo i quali nel 2021 l’Apple equipaggierà i propri computer (sia portatili sia da tavolo) con i processori basati su architettura ARM della serie A abbandonando quindi il sodalizio con la Intel. La serie A fa parte della famiglia di processori ARM Cortex presentati dalla ARM Holding nel 2005 e sono indirizzati principalmente verso l’utilizzo di computer e dispositivi portatili che necessitano di potenza di calcolo e flessibilità.

Infine voglio far notare una verità assoluta: gli utilizzatori di Windows sanno che il loro sistema fa schifo, ma lo utilizzano ugualmente al massimo delle loro potenzialità (e del sistema). Know your enemy!

Non parlo di Linux in questo post perchè ho voluto concentrarmi sullo scontro sociale, culturale ed economico che da sempre avviene tra queste due fazioni opposte e inconciliabili.

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Cosa mi sta succedendo?

Oggi ho vissuto la seguente esperienza.

Un collega, appassionato di montaggi video in 4K registrati con il drone, mi dice che il suo computer scatta ed è parecchio lento nell’aprire e modificare i file video (che hanno la dimensione di circa 1,2/2 GB). Ok, detta così è troppo semplice, gli chiedo di portarmi il portatile così provo a dare un occhio per capire quale sia il reale problema.

Mi porta il suo computer e, nonostante abbia un paio di anni, è equipaggiato con un processore Intel i7, scheda grafica dedicata ATI e 12 GB di ram. Sistema operativo Windows 8 nativo (quello già installato al momento dell’acquisto). Provo a smanettarci un po’ e capisco subito che il sistema operativo è piantatissimo. Ho provato anche ad installare VLC (che generalmente fornisce ottimi risultati in termini di stabilità e velocità rispetto a Media Player) ma il problema è del sistema operativo. Lentissimo, piantatissimo, inutilizzabile.

Svengo

Poi mi riprendo, mi guardo in giro, poi lo fisso negli occhi e gli dico: “Non l’ho mai detto a nessuno, ma se fossi in te comprerei un Mac”.

Sono svenuto nuovamente.

Morale della storia: se uno è uno smanettone può provarci a mettere mano al pc e provare a reinstallare da 0 una versione non OEM di Windows oppure provare a installare una qualsiasi distro di Linux e incrociare le dita per trovare i programmi con le stesse funzionalità di quelli utilizzati in ambiente Microsoft. Però alla fine, comprando un Mac, potrebbe risolvere velocemente il problema visto che i programmi per la gestione dei file multimediali abbondano su questo sistema operativo. Per me è stato un modo per dare un ottimo consiglio senza dover metterci le mani perchè poi ho aggiunto: “Però per il Mac non posso aiutarti perchè è un sistema che non conosco (e che non voglio conoscere)”.

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