Total Digital Experience

Ormai sappiamo tutti cos’è la “customer experience”… è una delle espressioni maggiormente utilizzate in organizzazione, marketing, gestione aziendale, organizzazione lean, ecc. ecc.
Ma ai nostri giorni la “customer experience” (è inutile affermare il contrario) deriva da una sempre maggiore informatizzazione dei processi e delle modalità di interazione tra il cliente e la società fornitrice del bene/servizio. Sia ben chiaro che la “customer experience” è anche altro… ma comunque poco altro rispetto all’informatica.

E come diceva un mio professore alla facoltà di ingegneria informatica:

“un programma o funziona o non funziona. E se un programma funziona… funziona per tutti.”

Questa frase mi ha sempre fatto riflettere, soprattutto quando si fanno interventi software volti a migliorare la “customer experience”. Trovo riduttivo infatti ricondurre uno sviluppo software al soddisfacimento dei bisogni o per aumentare la soddisfazione dei clienti. Se uno sviluppo software funziona, funziona sia per i clienti sia per i clienti interni (ovvero coloro che all’interno delle società si occupano delle attività oggetto di sviluppo). Proprio perché se uno sviluppo software viene fatto bene, con logica, con coerenza e con un obiettivo ben definito, i vantaggi non sono limitati al cliente “esterno”, ma si propagano (magari in modo ridotto) anche sui “worker” (ovvero coloro che agiscono il processo che ha beneficiato dell’intervento software). Ecco che in questo caso allora i “worker” diventano veramente clienti “interni” nel senso che anche loro beneficiano dell’intervento di evoluzione software.
Beh quindi a questo punto mi chiedo se abbia ancora senso parlare di “customer experience”. Secondo me i benefici dell’intervento devono essere riassunti in questo modo:”

“customer experience” (anche detta “internal customer experience”) + “worker experience” (anche detta “external customer experience”) = “total digital experience”

Proprio perchè l'”experience” migliora per tutti gli attori coinvolti nel processi oggetto di sviluppo e la natura dell’intervento è (ormai quasi sempre) puramente digitale.

Come ultima cosa, vorrei farvi notare come questo sia il post che, a livello mondiale, ha il maggior numero di ” (doppi apici).

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Asrock Ion 330

E’ un po’ che volevo scrivere questo articolo per documentare l’acquisto e il successivo modding che ho fatto all’ASrock Ion 330. Ho comprato questo PC per utilizzarlo come HTPC attaccato alla mia televisione tramite cavo HDMI. Inizialmente ho usato Windows XP con sopra Media Portal e successivamente XBMC. Adesso lo utilizzo con LibreElec e Kodi come media player.

L’idea che avevo fin dall’inizio era quella di rimuovere il lettore DVD, inserire due dischi, uno per il sistema operativo e uno per contenere tutti i file multimediali da utilizzare sull’HTPC. Inoltre volevo installare una nuova ventola enorme, potente ma silenziosissima. Ecco la storia fotografica dall’unboxing fino all’assemblaggio finale del mio modding. In fondo all’articolo ho inserito anche la documentazione ufficiale in formato PDF.

Unboxing

Ecco come appare l’ASrock Ion 330. Nella parte frontale si trova il lettore DVD e il pulsante di accesione; mentre nella parte posteriore si trovano lo spinotto per l’alimentazione, le uscite audio tra cui una digitale, la porta per il cavo di rete (anche se è disponibile il modulo WiFi), 6 porte USB, pa porta HDMI, l’uscita video e l’eSata per i dischi esterni che supportano questo formato.

Lo smontaggio

Svitando le viti sul pannello posteriore è possibile togliere la parte superiore del case per avere pieno accesso al case e da lì iniziare a smontare tutti i componenti. Come detto l’idea era quella di togliere il lettore DVD in modo da fare arrivare l’aria della nuova ventola direttamente sui dischi e sui processori, aumentando il potere di raffreddamento dell’intero sistema e, al contempo, diminuire la rumorosità.

Fori di ventilazione e frontale

Purtroppo, considerando le mie scarse abilitò manuali, ho fatto un lavoro molto “hard” per creare il foro nella parte alta del case. Nel supporto interno invece ho praticato facilmente il foro utilizzando il Dremel. Nella parte alta del case ho fatto un buco in modo da poterci alloggiare una ventola abbastanza grossa appoggiata su 4 piedini in silicone in modo da azzerare completamente il rumore dovuto alle vibrazioni. Infine ho dovuto praticare un altro foro piccolo per fare passare il cavo di alimentazione della ventola e poterlo collegare alla presa presente nella scheda madre.

Il riassemblaggio

Ora non resta che riassemblare il tutto.

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A. C. Clarke – 2001 odissea nello spazio

Durante la lettura di questo libro si è rotto il mio primo eBook reader Pocket Book Touch Lux e, per poterlo finire, ho deciso di compare il Kobo Aura 2… ma di questo parlerò in un altro articolo.

Nulla da dire… identico al film ma senza le lungaggini e i silenzi del film di Kubrick.

Solo il finale è completamente diverso… il finale del libro è potente, il finale del film è potentissimo.

S P E T T A C O L A R E

2001 odissea nello spazio

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Probably the best stroller in the world

Ho deciso di inserire una nuova categoria all’interno del sito e chiamarla “gear”, per contenere tutte quelle cose, tutti gli acquisti, tutti gli oggetti e il materiale non altrove classificabile. E cosa c’è di meglio, per inaugurare questa nuova categoria, che partire con quanto di più lontano dall’informatica ci possa essere come un… passeggino.

Il passeggino Valco Baby Snap 4 (perchè dotato di 4 ruote, c’è anche il modello co n3 ruote) viene direttamente dall’Australia e viene venduto solo nei negozi convenzionati (non on line). Viene venduto smontato, ma il montaggio è un gioca da ragazzi.

C’è poco da dire… è semplicemente splendido… leggero, spartano e unico.

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Sebastian Raschka – Machine Learning con Python

Libro interessante ma, per quanto mi riguarda, poco pratico.

Questo libro parla delle principali tecniche di machine learning, ovvero:

  • apprendimento con supervisione
  • apprendimento senza supervisione
  • apprendimento di rafforzamento

Dopo una ampia ed esaustiva introduzione teorica, si inizia a parlare in Python e le librerie utilizzate sono:

  • NumPy
  • SciPy
  • scikit-learn
  • matplotlib
  • pandas.

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La nascita del Vero Uomo 2.0

Se in epoche passate, dove l’informatica era una materia conosciuta da pochi eletti, il Vero Uomo utilizzava sistemi Unix, adesso, dove  l’informatica è diventata una sottocategoria dell’elettronica di consumo, il Vero Uomo 2.0 utilizza (anche) Windows. E il Mangiatore di Quiche che fine ha fatto? Esiste ancora? Si, il Mangiatore di Quiche esiste ancora e usa un qualsiasi prodotto della Mela o un Tablet (di qualsiasi marca) in quanto li considera entrambi soluzioni informatiche avanzate; non si accorge che stanno uccidendo la Vera Informatica.

L’informatica di consumo (che è quella che piace ai Mangiatori di Quiche) è diventata talmente modaiola, poco affascinante e quanto di più lontano dalla Vera Informatica ci possa essere, da rendere i sistemi Microsoft (e quindi, di conseguenza, i personal computer non iQualcosa) degni di un Vero Uomo 2.0.

I veri uomini sono i veri smanettoni e adesso che Windows sta morendo a causa della sua incapacità di rimanere uguale alle versioni che ne hanno determinato il successo i veri uomini sono quelli che usano sistemi operativi alternativi… ma sempre meno di nicchia.L’importante è che il Vero Uomo ne sappia di informatica e sia uno smanettone… comprare un pc da 2.000 € solo perché è costoso non aggiunge nessun valore alla persona che rimane, di conseguenza, un Mangiatore di Quiche. Perchè la verità è che sul nuovo portatile era installata una versione del nuovissimo Windows 10 e, piuttosto di imparare ad utilizzare questo “nuovo” sistema operativo, ho preferito imparare ad utilizzare Linux Mint per le attività di tutti i giorni. E devo ammettere che mi sto adattando molto bene e il divertimento e il piacere aumentano giorno dopo giorno.

E poi vuoi mettere la sensazione di potenza quando per spegnere un pc devi scrivere sulla riga di comando (preferibilmente la BASH Shell):

shutdown -h now

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Microsoft Service Agreement

Ero curioso di leggermi il Service Agreement di Microsoft dopo aver visto la puntata di South Park con la parodia di “The Human Cent iPad” e degli “Apple Terms” di Apple che vengono sempre accettati senza mai leggere veramente il loro contenuto.

Mi sono guardato i servizi legati a Windows Live ed è Interessante quello che c’è scritto al punto 3.3 delle condizioni:

3.3. Quali operazioni effettua Microsoft sul contenuto dell’utente? Quando l’utente carica contenuto nei servizi, accetta che tale contenuto venga utilizzato, modificato, adattato, salvato, riprodotto, distribuito e visualizzato nella misura necessaria per proteggere se stesso e fornire, proteggere e migliorare i prodotti e i servizi Microsoft. Ad esempio, Microsoft potrà, occasionalmente, utilizzare mezzi automatici per isolare informazioni presenti in messaggi di posta elettronica, chat o foto allo scopo di consentire il rilevamento di posta indesiderata e malware o per migliorare i servizi con nuove funzionalità che ne semplifichino l’utilizzo. Durante l’elaborazione del contenuto, Microsoft eseguirà una procedura necessaria a garantire la riservatezza dei dati dell’utente.

Beh mi fa piacere sapere che Microsoft analizzerà il contenuto dei miei file per la mia sicurezza (non si sa mai che in un file che ho caricato ci sia una bomba o un batterio killer nocivo per la mia salute.
Ovviamente sono sicuro che clausole simili siano presenti in tutti i servizi in line (Google Drive, Dropbox, ecc), però è sempre piacevole sapere che le grandi Internet Company si occupino della nostra sicurezza personale.

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AA.VV. – Corso pratico di Arduino (3 moduli)

Giusto per curiosità ho acquistato tre libri editi da “Area 51 publishing” sul sistema Arduino e la possibilità di collegarci dispositivi di input/output e sulla relativa programmazione.

Per quanto riguarda il primo volume, dopo una introduzione veloce al sistema Arduino e all’utilizzo dell’IDE, il libro affronta i seguenti casi pratici:

  • far lampeggiare un LED
  • far lampeggiare 2 LED
  • leggere dati digitali da seriale
  • leggere dati analogici da seriale
  • accendere LED tramite pulsante
  • leggere segnali da fotoresistenza
  • accendere LED tramite fotoresistenza
  • LED RGB con regolazione manuale
  • comandare un servomotore
  • comandare un servo mediante potenziometro
  • comandare un servo mediante due pulsanti
  • LCD con Arduino
  • LCD e sensore di temperatura
  • comandare un motore passo passo
  • generare una melodia

alla fine del libro è presente un link dove poter scaricare tutti gli sketch presenti nel libro. Ogni sperimentazione è spiegata in modo non troppo approfondito ma permette ai neofiti di farsi un’idea sul funzionamento complessivo del sistema e rappresenta una buona base di partenza per ulteriori sviluppi o implementazioni. E’ presente anche una paginetta dedicata alla spiegazione dei colori utilizzati sulle resistenze per capire il valore della resistenza e la sua tolleranza.

Nel secondo libro, ovvero nel modulo intermedio, viene trattata la realizzazione di un modellino di auto radiocomandata gestita da Arduino con l’utilizzo di due motori elettrici comandati da remoto tramite un modulo bluetooth. Il progetto viene spiegato in modo approfondito e sono presenti molte pagine di codice ma non l’ho trovato particolarmente interessante.

Il terzo e ultimo volume, quello relativo agli argomenti più avanzati, è diviso in due sezioni (ogni sezione è lunga circa 20 pagine). Nella prima sezione vengono descritti in modo approfondito i vari sensori che possono essere collegati ad Arduino come i sensori di prossimità, le fotoresistenze, i sensori di temperatura e umidità. Nell’ultima parte viene presentato l’ambiente di sviluppo per App denominato App Inventor. Nel complesso nulla di che… il primo volume risulta di gran lunga il più interessante.

I 3 libri appena recensiti li ho acquistati in formato ePub… costano pochi euro e sono formati di una cinquantina di pagine ciascuno.

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Installare VirtualBox su Linux Mint

Non perdo tempo a spiegare cosa sia VirtualBox della Oracle .

Come prima cosa è necessario andare sul sito VirtualBox e scaricare l’ultima versione disponibile per il proprio sistema operativo. Alla data di questo articolo la versione disponibile è la 5.2.22. Ricordatevi di scaricare anche il VirtualBox Extension Pack per aggiungere funzionalità aggiuntive come il supporto USB 2.0 e 3.0, la crittografia dei dischi e il supporto alle schede Intel con tecnologia NVMe e PXE.

Per Linux Mint io ho scaricato la versione “All distrubutions” che scarica un file con estensione .run da eseguire da console. Il file ha estensione .run e occupa circa 68 MB, mentre il file con l’Extension Pack (unico per tutte le distribuzioni in quanto funziona com un plugin) occupa circa 20 MB.

Per eseguire l’installazione è necessario dare i permessi di esecuzione al file appena scaricato mediante il comando

chmod +x VirtualBox-5.2.22-126460-Linux_amd64.run

e successivamente digitare

sudo ./VirtualBox-5.2.22-126460-Linux_amd64.run

Quando VirtualBox è stato correttamente installato è necessario andare nel menù File – Preferenze – Estensioni e caricare l’Extensin Pack precedentemente scaricato.

Infine, come ultimo passo, è necessario dare accesso a VirtualBox al sottosisitema USB; per fare questo è necessario che l’utente che esegue VirtualBox appartenza al gruppo vboxuser. Per associare l’utente al gruppo è necessario aprire il terminale e digitare il seguente comando:

sudo usermod -aG vboxusers <USERNAME>

Dove, ovviamente USERNAME è il nome dell’utente che esegue VirtualBox.

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Statistiche del mio sito personale “andrea.rustichelli.name” al 31/12/2018

Fine anno tempo di statistiche… ho deciso di pubblicare, per la prima, volta i dati sulle visualizzazioni del mio sito dal 15/09/2012 al 31/12/2018. Ovviamente le statistiche sono condotte con un plugin che non permette l’identificazione dell’utente che sta visualizzando il sito www.andrea.rustichelli.name per un paio di buoni motivi:

  • per la nuova normativa GDPR sarei punibile di una multa multi milionaria. Se facessi una strage la pena sarebbe sicuramente inferiore.
  • secondo motivo, quello più importante, non mi interessa sapere chi guarda il mio sito.

Ciò premesso ecco il riassunto “visuale” dei primi 6 anni (abbondanti) del mio sito personale. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che, anche solo per errore, sono atterrati su queste pagine che, credetemi, sono il frutto di tanta passione e di moltissime ore passate davanti allo schermo del mio portatile (e non solo).

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WordPress 5 e Gutenberg

Beh alla fine doveva succedere. Ho appena installato la versione 5.01 di WordPress e, come sponsorizzato da tempo, si è installato anche il nuovo editor “a blocchi” chiamato Gutenberg. Lascio perdere la diatriba che è nata nel modo degli utilizzatori di WordPress tra i favorevoli e tra i detrattori di questo nuovo editor e voglio abbracciare la nuova tecnologia con spirito positivo. Al momento ho deciso di utilizzare il nuovo editor e questo è il primo articolo scritto con Gutenberg. Sicuramente il fatto di dover (o potere) utilizzare meno plugin rappresenta un punto di forza del nuovo editor. Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi futuri.


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Roger… il primo bot per Telegram scritto in Python

Partiamo con il primo bot per Telegram scritto in python.

Come prima cosa utilizzare il bot BotFather di Telegram per creare un nuovo bot e copiare il codice di attivazione che dovrà essere inserito nel codice del programma.

Questo bot farà una cosa molto semplice, ovvero analizza il formato del messaggio digitato e non farà altro che riproporlo nel formato:

Roger... TESTO DIGITATO SU TELEGRAM... passo...

Oltre ad interagire direttamente all’interno di Telegram, il programma visualizzaerà anche i messaggi digitati all’interno della finestra dove lo script è in esecuzione.

Anticipo che Telegram può essere scaricato per qualsiasi piattaforma compreso iOS e Linux… in questo modo è possibile utilizzare dispositivi più comodi rispetto al solito smartphone.

Qui di seguito è riportato il testo funzionante di questo primo e semplice bot.

import time
import telepot
import json
from telepot.loop import MessageLoop

def handle(msg):
content_type, chat_type, chat_id = telepot.glance(msg)
print(content_type, chat_type, chat_id)

if content_type == 'text':
text = msg['text']
bot.sendMessage(chat_id, 'Roger... ' + text + '...passo...')
print(msg["from"] ["first_name"] + " ha scritto " + msg["text"])

bot = telepot.Bot('COPIARE_CODICE_ATTIVAZIONE_BOT')
MessageLoop(bot, handle).run_as_thread()
print('BOT in ascolto ...')
# Questo ciclo itera il programma (agisce come un processo sempre attivo)
while 1:
time.sleep(10)

Questa è una schermata tratta da Telegram (questa è la versione per linux)

e questo è lo stesso output che si può leggere nella console.

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Facciamo un salto nel passato ed evolviamoci a 3-tier

Giusto per capirci, l’architettura a 3 livelli o “3-tier architecture” non è proprio un paradigma dell’ultima ora. Possiamo dire che si è affermata sul finire del XX° millennio e nei primi anni 2000 con la grandissima diffusione di internet (e quindi di applicazioni di rete con accesso ad un database) e con l’affermarsi del paradigma di programmazione OOP ovvero Object Oriented Programming. Grazie soprattutto all’espansione continua e inarrestabile del linguaggio Java e del pattern MVC (Model View Controller) tutto è stato separato in 3 livelli diversi, ciascuno con la propria specificità.

In particolare, come si può vedere dai file allegati, già nella versione 5 e 6 del JBuilder (epico IDE della Borland per lo sviluppo di applicazioni Java) si parla di architetture a 3 livelli e sono citate tecnologie e “best practice” per programmare architetture in formato “3-tier”.  Se consideriamo che il JBuilder 5 e 6 risalgono all’anno 2001 direi che è facile capire come questa architettura sia tutt’altro che recente.

Lo schema dell’architettura è tratto dal sito https://security.stackexchange.com ed è stata rilasciata con copyleft e quindi riutilizzabile.

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Telegram… vieni a me

Voglio programmare un Bot in Telegram usando il linguaggio Python. Queste sono le premesse.

Ovviamente occorre installare Python e un editor sulla macchina.  Successivamente è necessario installare la libreria TELEPOT (per interfacciarsi con le API di Telegram) e PPRINT per avere delle funzionalità aggiuntive sulla scrittura dei messaggi.

Entrambe le librerie le ho installate con il comando:

sudo easy_install3 telepot
sudo easy_install3 pprint

Per l’installazione delle librerie Python preferisco utilizzare il programma easy_install al posto di pip perchè con pip su Linux Mint 18.3 ottengo sempre dei messaggi di errore.

Apro IDLE (un veloce e leggero IDE per Python) e scrivo i seguenti comandi :

import telepot [con questa istruzione importiamo la libreria 'telepot' per gestire il bot]

bot = telepot.Bot('***** PUT YOUR TOKEN HERE *****') [richiamo il bot utilizzando 
il token associato al bot]

bot.getMe() [eseguo la funzione per visualizzare i dati principali del bot]

Ecco quello che viene visualizzato:

Se visualizziamo un testo come quello sopra riportato significa che ci siamo correttamente collegati al nostro Bot di Telegram che, in questo caso, si chiama zaccabot.

 

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roBOTomizzati – Analisi di una mania robotica

Spesso accade che lo spunto per un nuovo post nasca dalla conversazione con un Mangiatore di Quiche. Questo post ne è la conferma.

Inutile dire nuovamente quanto mi faccia arrabbiare sentire persone “inesperte” farcirsi la bocca con termini tecnici o informatici cercando di passare per esperti di nuove tecnologie. In questi giorni il termine scelto dal Mangiatore di Quiche era “Bot”. Questa nuova tecnologia che sta sconvolgendo il mondo informatico e prospetta nuove e inaspettate applicazioni in qualsiasi ambito.

Facciamo un po’ di ordine.

I Bot sono la contrazione, prettamente in ambito informatico, di roBOT, ovvero entità software (o, ancora meglio, software agent) che agiscono come se fossero persone e eseguono delle attività in modo più o meno automatizzato e con o senza il continuo intervento umano.

I primi Bot utilizzavano per l’interazione con l’uomo una semplice logica di programmazione basata sulla presenza, nel testo o nel corso del dialogo, di particolari parole o frasi che poi innescavano la logica applicata nella programmazione. Ovviamente nei nostri giorni questa semplice logica ha lasciato sempre più spazio all’applicazione della IA (intelligenza artificiale).

Di Bot ne esistono tantissimi tipi, solo per citarne alcuni:
chatterbot
web crawler (o web bot, o www bot o internet bot)
IRC bot (Internet Relay Chat)
video game bot

Sostanzialmente, visto che con i Bot è possibile fare praticamente tutto, è possibile trovare una moltitudine di definizioni in base alla loro attività/scopo.

Chatterbot
Programmi che simulano una conversazione tra persone… il più famoso è sicuramente ELIZA (ma personalmente ho provato anche ALICE).

Web crowler
Non sono altro che Bot che “girano” per internet cercando di catalogare e indicizzare i contenuti delle varie pagine web per migliorare le ricerche su internet (come dimenticare il file robot.txt da inserire nelle cartelle di un sito web per aiutare Google nell’indicizzazione).

IRC bot
Erano agenti software che operavano sulla chat internet basate sul protocollo Internet Relay Chat e che agivano come amministratori per aiutare gli utenti o per evitare comportamenti non consoni all’etichetta.

Video game bot
Questi ovviamente sono i più evoluti (come tutte le cose che riguardano il mondo dei video giochi) e possono essere prevalentemente di due tipi, bot statici e bot dinamici. I primi sono come quelli utilizzati in Quake 3 Arena dove avevano lo scopo di fronteggiare il protagonista nei vari livelli di addestramento. I bot dinamici invece hanno la capacità di imparare dinamicamente i vari livelli e le varie mappe di gioco come realizzato in Counter-Strike con i RealBot.

I bot arrivano da lontano. Lasciando stare il Test di Turing, uno dei primi interessanti esperimenti con i bot è sicuramente rappresentato da Eliza, un bot creato nel 1966 al MIT dal professor Joseph Weizenbaum con lo scopo di simulare una chiacchierata con una psicoterapista di nome Eliza. Di questo bot ne sono state fatte varie versioni anche per ambiente MS DOS nel corso degli anni 90.
Eliza simulava la conversazione usando un sistema di ricerca e sostituzione dei termini presenti nelle frasi della persona dando l’illusione che il programma capisse veramente il contenuto delle frasi.
Una curiosità che riguarda ELIZA è MELIZA, una sorta di easter egg presente in Google Earth che si può attivare posizionandosi su Marte (vicino alla Face of Mars) dove si può trovare una icona che, premendola, fa partire una chat con un presunto alieno che implementa le stesse funzioni del bot originale Eliza.
Rimanendo sempre negli anni ’90 è necessario citare anche A.L.I.C.E. (Artificial Linguistic Internet Computer Entity) sviluppata in AIML (Artificial Intelligence Markup Language).

Arrivando ai giorni nostri i bot si sono arricchiti della capacità di interpretare la lingua parlata, rispondere vocalmente utilizzando dei sintetizzatori vocali per trasformare il testo in parole e utilizzando algoritmi per la machine learning per espandere autonomamente le proprie capacità.
Si arriva infatti nel 2012 a Google Now e nel 2015 a Alexa e Cortana. Nel 2016 sono arrivati anche i bot per la piattaforma Messenger di Facebook in risposta ai bot di Telegram.

Nel 2016 la Microsoft aveva rilasciato su Twitter il bot TAY (Thinking Bout You) ma a causa di tweet offensivi e dal contenuto polemico la Microsoft è stata costretta a chiudere il servizio dopo solo 16 ore dal lancio.

Infine, direi che merita una menzione d’onore il bot LSJBOT (codice sorgente)creato dal professore svedese Sverker Johansson per creare in modo autonomo delle pagine per la versione Svedese di Wikipedia. Il bot è in grado di generare fino a 10.000 articoli al giorno e questo ha portato l’edizione svedese ad essere la seconda edizione a raggiungere i 2 milioni di articoli.

Direi che ho detto tutto.
Quindi, i bot sono agenti software che arrivano da lontano, si sono evoluti utilizzando sempre di più l’intelligenza artificiale e imparando ad utilizzare l’udito e la parola e possono fare praticamente qualsiasi cosa.

Adesso che il Mangiatore di Quiche mi ha provocato, mi sta venendo voglia di provare a creare un bot per Telegram.
Le sue applicazione possono essere le più varie… il bot può gestire richieste di documenti da remoto, può essere utile per interfacciasi con il computer di casa e può fornire assistenza a 360°.

Un’ultima nota folkloristica… con tutti i chat bot ci scambi al massimo 10 frasi… dopo ti viene voglia di offenderli e il discorso degenera velocemente. Provare per credere.

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