Kodi 18.1 Leia su LibreELEC

kodi_18.1

Questo è lo spettacolare splash screen della nuova versione 18.1 Leia di Kodi (che gira su un sistema LibreELEC sul mio HTPC Asrock ION 330). La versione, al momento della scrittura di questo articolo, è già avanzata alla versione 18.3 (il nome in codice è ancora Leia, ma sono stati introdotte alcune migliorie minori). Questa versione di Kodi è dedicata alla Principessa Leia di Guerre Stellari interpretata dalla indimenticabile Carrie Fisher.

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S. Aliprandi – Creative Commons: manuale operativo

Dopo tanti libri,romanzi e racconti sono passato alla lettura del manuale operativo sulle Creative Commons, ovvero su quelle licenze creative a metà strada tra le opere con tutti i diritti riservati e le opere pubbliche. Una licenza che si posiziona tra il copyright (ovvero tutti i diritti riservati) e il pubblico dominio (ovvero nessun diritto riservato). Il manuale è di facile lettura e non si perde in inutili descrizioni legali ma spiega in modo chiaro e molto semplice cosa c’è dietro il Creative Commons, quali siano le motivazioni e l’ideale che stanno alla base di queste licenze e quali sono le applicazioni sia teoriche sia, soprattutto, pratiche.

E’ presente una spiegazione dettagliata degli attributi delle Creative Commons. È presente una sezione di FAQ (che rimandano direttamente al sito) e un intero capitolo dedicato a casi pratici.

Si conferma un testo veloce, una guida facile e immediata per chi vuole cercare di capire qualcosa di più sulle Creative Commons; sicuramente è molto utile per coloro che, come me, hanno un sito Internet, considerata la crescente importanza attribuita ai contenuti e alla loro protezione/diffusione.

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Convertire un file OGG in WAV con Python

Avevo la necessità (all’interno di un progetto più ampio di cui vi parlerò in seguito) di convertire un file audio OGG in un file WAV. Dopo una lunga ricerca su internet (e in particolare su GitHub) ho trovato la libreria PyDub. Per l’installazione della libreria ho utilizzato, per la prima volta, direttamente i file di progetto prelevati direttamente da GitHub.

Quindi come prima cosa ho scaricato la libreria con il seguente comando:

git clone https://github.com/jiaaro/pydub.git

sono entrato nella cartella che si è creata (nella cartella documenti) e ho lanciato il seguente comando:

sudo python3 setup.py install

per sicurezza ho installato anche delle librerie aggiuntive per essere sicuro di avere a disposizione le librerie per poter gestire i vari formati audio installando il pacchetto ffmpeg con il seguente comando:

sudo apt-get install ffmpeg libavcodec-extra

Ed ecco il programma in python che, con 3 righe, permette di convertire un file audio.

from pydub import AudioSegment
file_ogg = AudioSegment.from_ogg("input.ogg")
file_handle = file_ogg.export("output.wav", format="wav")


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Linux Mint 19.1

Ormai sono più di 3 anni che utilizzo abitualmente Linux Mint sul mio portatile.
Mi sono fatto prendere da un demone interiore e ho deciso di provare ad installare un nuovo sistema operativo… la scelta è caduta su:

  • Linux Mint (la nuova versione 19.1)
  • Ubuntu (la versione 18 e qualcosa… sia la LTS sia quella più “aggiornata”)
  • Debian (la versione 9.8 sia con Gnome sia con Cinnamon)
  • Fedora (con sostanziale passaggio da “casa” Debian a “casa” Red Hat)

Li ho provati prima in un ambiente virtuale grazie a VirtualBox. Volevo provare Debian e testare anche il Desktop Engine Gnome 3, ma l’ho trovato troppo semplicistico e troppo lontano dalla mia idea di desktop. Fedora era un passaggio troppo grande… vorrebbe dire passare al lato oscuro della forza. Ubuntu… beh lasciamo stare… proprio non ce la faccio ad utilizzare un SO con un nome così aberrante.

Sono tornato sulla nuova edizione di Linux Mint 19.1 (nome in codice “Tessa”) con Cinnamon come Desktop Engine. Però non riuscivo ad installarla perché ad un certo punto dell’installazione compariva il messaggio di errore:

PCIe bus error severity=corrected type= physical layer (eccetera eccetera eccetera)

Come soluzione ho dovuto modificare i parametri in fase di boot con il comando “c” e ho aggiunto il parametro pci=nomsi. In questo modo l’installazione è terminata senza nessun problema. Ovviamente però è necessario rendere definitiva la modifica modificando opportunamente il file grub presente nella cartella /etc/default/grub nel seguente modo:

GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT=”quiet splash pci=nomsi”

e poi è necessario ricordarsi poi di lanciare il comando
sudo update-grub

Finalmente mi posso godere il mio nuovo sistema Linux Mint 19.1 “Tessa”

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Ray D. Bradbury – L’albero di Halloween

Non ho capito se si tratta di un libro breve o un racconto lungo. Sul mio ebook erano 88 pagine. Parte bene, con il solito simbolismo e i richiami alla festa preferita di Bradbury, però si perde un po’.

Tutto sommato noioso.

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Dove mi trovo? Un aiuto inaspettato dal Python

A volte capita di svegliarsi dopo una serata intensa e non sapere dove ci si trova. A questo viene in aiuto il sito geoPlugin che offre molti servizi legati alla geo localizzazione. In particolare ho trovato simpatico il servizio che, data la latitudine e la longitudine, fornisce, tramite un oggetto json, l’elenco di alcune località vicine a noi e con informazioni utili come ad esempio la distanza in miglia e kilometri e la direzione.

Questo è un esempio di url da lanciare per avere un’idea dell’output che viene prodotto:

http://www.geoplugin.net/extras/nearby.gp?lat=44.6983&lon=10.6312&format=json

Il passo successivo è stato quello di scrivere un programma in python per gestire l’output. Questo programma non prevede la modifica delle coordinate geografiche in input, se non modificando il sorgente del programma prima della sua esecuzione, però è solamente un primo passo verso qualcosa di più evoluto (ad esempio un bot Telegram).

Infatti ho trovato delle difficoltà nella formattazione corretta del tracciato json di output e della sua successiva gestione tramite la libreria json di python. Ho risolto questo problema convertendo l’output in formato UTF-8.

Molto utile anche l’utilizzo del ciclo for per la lettura dei dati json e degli elementi in esso contenuti.

Riporto di seguito il codice funzionante… andrebbe migliorato… ma funziona.

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Radersi come un Uomo Alfa – Capitolo 2: Italian style

Una cosa è certa, ormai mi sono fatto conquistare dalla pogonotomia.

Quindi per non rischiare la vita ho deciso di provare un rasoio di sicurezza. Dopo varie indagini su internet ho optato per un rasoio prodotto in Italia dalla Fatip con pettine chiuso (closed comb). Per partire (so che sono solo un principiante) ho preso anche pennello e ciotola dell’Omega. La rasatura è diventata una coccola e un gesto da vero uomo alfa. Anche se devo ammettere che la pensavo più “dura” come rasatura… sarà che le lame Astra sono molto permissive. Comunque è il top.

Dopo i primi utilizzi posso confermare che rade benissimo. Le lamette Astra sono molto morbide, mentre le Feather effettivamente sono abbastanza dure e se non vengono usate con attenzione e, soprattutto, se non si fa attenzione alla preparazione della barba, possono provocare tagli e irritazioni. Il rasoio di sicurezza a pettine chiuso (o closed comb) è molto confortevole, ma penso che il suo utilizzo sia ottimo con la barba di qualche giorno… se è troppo lunga perde di efficacia.

Il peso del rasoio (con la lametta montata) è di 70 grammi. Il peso e il bilanciamento servono per dare la giusta pressione alla testa del rasoio e non è necessario premere eccessivamente sulla pelle. E’ sufficiente lasciare scorrere il rasoio.

Aggiornamento di Novembre 2019: la testina del rasoio (anche se la lavo dopo ogni utilizzo e poi procedo all’asciugatura) ha perso parte del colore e il metallo si è rovinato. Non inficia sulla qualità della rasatura, ma sinceramente ci sono rimasto male.

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J. G. Ballard – Un gioco da bambini

Libro molto breve che si legge in fretta.
Già dalle prime pagine il lettore può capire tranquillamente che il colpevole è il maggiordomo, ma la costruzione narrativa e i risvolti di critica sociale lo rendono piacevole e interessante da leggere.

In una società totalmente sana, l’unica libertà è la follia.

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Radersi come un Uomo Alfa – Capitolo 1: Pericolo di morte

Cosa nasconde questa bellissima scatola (con un sistema di chiusura degno di uno scrigno)?

Un rasoio a mano libera di alta qualità del marchio giapponese Titan. Il rasoio è fatto a mano, così come l’affilatura della lama che è veramente tagliente. La lama è realizzata con il miglior acciaio giapponese mentre il manico è in legno di mogano scuro con incastonato il simbolo Titan in un elegante colore oro.

Ho appoggiato la lama del rasoio alla guancia e ho provato ad abbassarla di pochi millimetri… mi sono messo a piangere dalla paura di morire sgozzato. Un oggetto bellissimo che mi ha aperto un mondo nuovo e affascinante. Ormai ho deciso di cambiare le mie tecniche, il mio stile e i miei strumenti per la rasatura. Nulla sarà più come prima.

Ovviamente a completare il regalo era presente una coramella di cuoio per la cura del filo della lama.

Mi sto abbandonando alla pogonotomia.

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Kobo Aura Edition 2

Dopo aver distrutto il display del mio ebook reader Pocketbook Touch Lux 3 (il primo ebook reader) ho deciso di optare per un Kobo Aura Edition 2. Il prezzo è simile (intorno ai 115/120 euro) ma ho deciso di cambiare perchè il Pocketbook aveva qualche pecca e volevo capire se il Kobo fosse migliore. Ovviamente non ho preso in nessuna considerazione gli ebook reader di Amazon (che evito come la peste per i soliti motivi). Ok dai… specifichiamo quali sono i soliti motivi. Il formato proprietario… non voglio comprare ebook che non siano compatibili con gli standard aperti e che sono compatibili solamente con i dispositivi e i formati rilasciati da Amazon.

Ecco un po’ di foto sul dispositivo Kobo Aura Edition 2. In fondo ho provato a riassumere in una tabella i pro e contro di ogni dispositivo. Senza nulla togliere al Pocketbook Touch Lux 3 (il primo amore non si scorda mai), devo ammettere che il Kobo Aura è una spanna sopra.

Pro’sCon’s
Pocketbook Touch Lux 3– molto comoda la possibilità di interfacciarsi direttamente con DropBox. In questo modo è possibile caricare libri sul Pocketbook Lux 3 senza collegare il cavo
– memoria espandibile tramite scheda micro SD
– ottima qualità del display
– display retroilluminato
– i tasti fisici per scorrere le pagine emettono un fastidioso “click”
– schermo non preciso. Anche aggiornando il software a volte le pagine non scorrono nel verso desiderato
-sistema operativo lento
Kobo Aura Edition 2– display con aree configurabili per sfogliare avanti e indietro il libro. Questo rende il libro comodo da leggere a prescindere dalla mano utilizzata per sfogliare l’ebook
– display sensibile e senza ritardi
– sistema operativo veloce
– ottima qualità del display
– display retroilluminato
– la memoria non è espandibile

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MusicBrainz Picard

Picard è un programma cross-platform scritto in Pyton per taggare i file musicali attingendo le informazioni dal sito MusicBrainz.

Come prima cosa è necessario installare il programma; da Linux Mint è possibile installarlo tramite riga di comando, tramite gestore delle applicazioni o, a partire dalla versione 18.3, anche tramite Flathub.

Una volta aperto Picard è possibile aggiungere un singolo file o una cartella… in questo caso ho caricato l’album Ok Computer dei Radiohead.

E’ possibile premere il pulsante Raggruppa per chiedere al programma di raggruppare i file (e quindi le canzoni) per Album. A questo punto è possibile premere il pulsante Analizza; in questo modo Picard trova (o meglio prova a trovare) le informazioni delle canzoni su Musicbrainz.

A questo punto, se l’analisi va a buon fine, l’album viene visualizzato nella parte destra della finestra (e contestualmente viene eliminato dalla parte sinistra) con l’icona del CD in colore giallo oro per confermare che l’analisi è andata a buon fine. Espandendo il CD è possibile vedere le canzoni che sono state etichettate con i TAG ricevuti dal portale Musicbrainz.

L’utilità di questo TAG è opinabile… aggiunge informazioni utili soprattutto se le canzoni vengono gestite con programmi, come ad esempio Kodi, che permettono di avere una gestione molto complessa e precisa dei file musicali presenti sul proprio computer.

Come ultima cosa è necessario selezionare il CD e premere il tasto Salva in modo da salvare le informazioni sui file di origine. L’operazione viene confermata dall’icona a forma di segno di spunta verde davanti ad ogni file salvato con successo.

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La vita perfetta

Quello che riporto di seguito è un articolo che avevo pubblicato, se non ricordo male, su borotalcol.org… oppure su una precedente versione del mio sito basata sul CMS Serendipity. In ogni caso lo ripropongo…


Molto probabilmente queste righe sono il frutto della serata che sta iniziando. Per chi non lo sapesse oggi è venerdì. Sono a casa da solo, i parents sono fuori e sono davanti al pc con un cuba libre fatto a mano con tanto di lime e zucchero di canna. Spero di riuscire e postare le foto della preparazione nei prossimi 3 anni. Colonna sonora: Hotel Costes. Puro polleggio. Mi accorgo solo adesso che il titolo del post e la descrizione di questo inizio serata possono portare il lettore a facili accostamenti… eppure non è mia intenzione. La vita perfetta richiamata dal titolo non è la mia, bensì quella di alcune persone che si ha la fortuna (o la sfortuna) di incontrare. Quelli che magari subito non ti danno confidenza ma poi basta poco per rovesciarti addosso confidenze e segreti che tu guarderesti bene dal divulgare. Quelli che tu dici una cosa e loro dicono di aver vissuto una esperienza simile sulla loro pelle, però infinitamente migliore. Quelli che hanno sempre un mare di ragazze ai loro piedi. Quelli che non devono mai attaccare gancio con le ragazze, perchè tanto sono le ragazze che ci provano (in modo palese e sensuale) con loro. Quelli che sono stati in posti migliori dei tuoi. Quelli che entrano nei locali che tu vedi solo dalla fine della fila perchè tanto non ti faranno entrare. E poi mi viene in mente Paperino. Un racconto dove lui immaginava una sua vita perfetta. Dirigente di una importante azienda, sposato con Paperina, una lussuosissima macchina (e non la vecchia 313), Zio Paperone in fase di pensionamento che gli avrebbe lasciato tutta la sua immensa fortuna… …una vita perfetta… buca sui campi da golf al primo tiro… vittoria in ogni gara con i motoscafi… ogni agio e ogni lusso possibile… mai una cosa storta… …poi però inizia a diventare apatico, grasso, insofferente, annoiato… …si sveglia dal sogno e la prima cosa che chiede a Zio Paperone è di essere messo su un aereo diretto al polo nord per risolvere i soliti problemi dello Zione… fin che c’è decide di prendere l’aereo più scassato… giusto per essere sicuro di avere dei problemi già durante il viaggio… Il perdente… ecco una figura sottovalutata ma mitica… Quanto mi piacciono i perdenti… quelli che ci provano… i Paperino della situazione. Quelli che si godono la vita in ogni momento perchè è la vita che li mette alla prova. E’ la vita che gli tira dei pugni nello stomaco. Quelli che le ragazze le devono inseguire… Quelli che rimangono fuori dai locali perchè non hanno la camicia… Quelli che si impegnano ma che falliscono… Quelli che non hanno la macchina nuova ma non si fanno problemi a parcheggiarla dove ce n’è bisogno… Quelli che quando una ragazza gli dice “Andiamo?” loro sono talmente ubriachi che vanno a smarrirsi in un non meglio identificato punto della spiaggia… Quelli che come il coyote non smettono mai di provarci e si rialzano con le ferite ancora doloranti ma con la voglia di continuare a giocare… Perchè a me i perdenti sono sempre stati simpatici… quando ti raccontano le loro avventure nascondono dietro il loro timido sorriso il piacere per averci provato ed aver fallito… quella piacevole sensazione che ti fa sentire un eroe anche se, in fondo, non hai fatto nulla di speciale. In attesa della prossima caduta!


La foto che avrei sempre voluto utilizzare per questo articolo era la vignetta finale del racconto di Paperino citato nel post. Ma non sono mai riuscito a recuperarla, per questo motivo ho utilizzato la foto del cuba libre che avevo preparato quel venerdì sera citato nel testo.

Questo post è dedicato a Paperino. Con me nella foto e co-autore del blog borotalcol.org.

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Apachie Photo Studio Portable

Ho trovato questo oggetto in vendita su Grupon e, dato il costo ridotto, ho deciso di fare questo importante investimento. Si tratta di un set fotografico fatto a box, dotato di led nella parte superiore e di due sfondi (uno bianco e uno nero) intercambiabili per poter allestire un piccolo set fotografico. Ovviamente è utile se si vogliono fotografare piccoli oggetti. Visto che ho in programma di migliorare le foto che faccio (e che pubblico) a componenti, libri e altri oggetti mi è sembrato un acquisto imperdibile.

Ecco alcune foto dell'”unboxing”.

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Installare Retropie su SD per Raspberry

Formattare la scheda SD con il filesystem Fat32 con il programma GParted.
Ho scaricato la versione 4.3 di Retropie per Raspberry pi 3 dal sito ufficiale.
Decomprimere il file in modo da ottenere l’immagine del programma; si crea un file in formato .IMG da circa 2,2 GB. In alternativa è possibile usare il comando:

gzip -dv retropie-4.3-rpi2_rpi3.img.gz 

Con il comando il file di origine .GZ viene cancellato a meno che non venga utilizzato l’apposita opzione per conservare il file compresso.
Per comodità ho posizionato il file .img sulla Scrivania e l’ho rinominato semplicemente in retropie.img. Poi è necessario aprire la console e digitare il seguente comando:

sudo dd if=retropie.img of=/deb/sdb

per copiare l’immagine nella scheda SD che, in questo caso, è collegata al pc tramite un lettore di schede USB,dove if indica il file di input e of il file di output. Armarsi di pazienza e attendere il termine dell’operazione.

Al termine dell’operazione è possibile scollegare il lettore di schede SD e installare la scheda nell’apposito slot del Raspberry per far partire l’installazione.

Una delle funzionalità in assoluto più comode di Retropie, è la possibilità di potersi collegare direttamente tramite protocollo SSH, e questo significa che è possibile caricare i file e le ROM in Retropie senza dover sempre spostare la scheda SD ma collegandosi direttamente tramite rete. Retropie in generale è molto più configurabile rispetto a Recalbox.

Una volta partito Retropie è necessario andare nel menù di configurazione per collegarlo alla rete WiFi e successivamente per attivare il protocollo SSH.

Andare su Linux e selezionare File – Connetti al server… e inserire i seguenti parametri di login per poter collegarsi direttamente a Retropie da Linux e poter accedere al file system per copiare, ad esempio, le varie ROM con i giochi. Nel mio caso l’indirizzo IP di Retropie era 192.168.1.102, sulla porta 22 con nome utente pi e password di default (che però adesso non ricordo).

Facendo ripartire Retropie è possibile iniziare a giocare…

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Installare Recalbox su SD per Raspberry

Formattare la scheda SD con il filesystem Fat32 con il programma GParted. Ho scaricato la versione 17.12.02 di Recalbox dal sito ufficiale.
Aprire il terminale ed eseguire il comando
unxz recalbox.img.xz
per creare il file in formato .img da poco più di 2 GB.
Eseguire il comando
sudo dd if=recalbox.img of=/dev/sdb
per copiare l’immagine nella scheda SD che, in questo caso, è collegata al pc tramite un lettore di schede USB.
Al termine dell’operazione è possibile scollegare il lettore di schede SD e installare la schede nell’apposito slot del Raspberry per far partire l’installazione.

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