Category: Hardware

Kobo Aura Edition 2

Dopo aver distrutto il display del mio ebook reader Pocketbook Touch Lux 3 (il primo ebook reader) ho deciso di optare per un Kobo Aura Edition 2. Il prezzo è simile (intorno ai 115/120 euro) ma ho deciso di cambiare perchè il Pocketbook aveva qualche pecca e volevo capire se il Kobo fosse migliore. Ovviamente non ho preso in nessuna considerazione gli ebook reader di Amazon (che evito come la peste per i soliti motivi). Ok dai… specifichiamo quali sono i soliti motivi. Il formato proprietario… non voglio comprare ebook che non siano compatibili con gli standard aperti e che sono compatibili solamente con i dispositivi e i formati rilasciati da Amazon.

Ecco un po’ di foto sul dispositivo Kobo Aura Edition 2. In fondo ho provato a riassumere in una tabella i pro e contro di ogni dispositivo. Senza nulla togliere al Pocketbook Touch Lux 3 (il primo amore non si scorda mai), devo ammettere che il Kobo Aura è una spanna sopra.

Pro’sCon’s
Pocketbook Touch Lux 3– molto comoda la possibilità di interfacciarsi direttamente con DropBox. In questo modo è possibile caricare libri sul Pocketbook Lux 3 senza collegare il cavo
– memoria espandibile tramite scheda micro SD
– ottima qualità del display
– display retroilluminato
– i tasti fisici per scorrere le pagine emettono un fastidioso “click”
– schermo non preciso. Anche aggiornando il software a volte le pagine non scorrono nel verso desiderato
-sistema operativo lento
Kobo Aura Edition 2– display con aree configurabili per sfogliare avanti e indietro il libro. Questo rende il libro comodo da leggere a prescindere dalla mano utilizzata per sfogliare l’ebook
– display sensibile e senza ritardi
– sistema operativo veloce
– ottima qualità del display
– display retroilluminato
– la memoria non è espandibile

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Asrock Ion 330

E’ un po’ che volevo scrivere questo articolo per documentare l’acquisto e il successivo modding che ho fatto all’ASrock Ion 330. Ho comprato questo PC per utilizzarlo come HTPC attaccato alla mia televisione tramite cavo HDMI. Inizialmente ho usato Windows XP con sopra Media Portal e successivamente XBMC. Adesso lo utilizzo con LibreElec e Kodi come media player.

L’idea che avevo fin dall’inizio era quella di rimuovere il lettore DVD, inserire due dischi, uno per il sistema operativo e uno per contenere tutti i file multimediali da utilizzare sull’HTPC. Inoltre volevo installare una nuova ventola enorme, potente ma silenziosissima. Ecco la storia fotografica dall’unboxing fino all’assemblaggio finale del mio modding. In fondo all’articolo ho inserito anche la documentazione ufficiale in formato PDF.

Unboxing

Ecco come appare l’ASrock Ion 330. Nella parte frontale si trova il lettore DVD e il pulsante di accesione; mentre nella parte posteriore si trovano lo spinotto per l’alimentazione, le uscite audio tra cui una digitale, la porta per il cavo di rete (anche se è disponibile il modulo WiFi), 6 porte USB, pa porta HDMI, l’uscita video e l’eSata per i dischi esterni che supportano questo formato.

Lo smontaggio

Svitando le viti sul pannello posteriore è possibile togliere la parte superiore del case per avere pieno accesso al case e da lì iniziare a smontare tutti i componenti. Come detto l’idea era quella di togliere il lettore DVD in modo da fare arrivare l’aria della nuova ventola direttamente sui dischi e sui processori, aumentando il potere di raffreddamento dell’intero sistema e, al contempo, diminuire la rumorosità.

Fori di ventilazione e frontale

Purtroppo, considerando le mie scarse abilitò manuali, ho fatto un lavoro molto “hard” per creare il foro nella parte alta del case. Nel supporto interno invece ho praticato facilmente il foro utilizzando il Dremel. Nella parte alta del case ho fatto un buco in modo da poterci alloggiare una ventola abbastanza grossa appoggiata su 4 piedini in silicone in modo da azzerare completamente il rumore dovuto alle vibrazioni. Infine ho dovuto praticare un altro foro piccolo per fare passare il cavo di alimentazione della ventola e poterlo collegare alla presa presente nella scheda madre.

Il riassemblaggio

Ora non resta che riassemblare il tutto.

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Asus F556U – installare disco SSD

Ho cambiato portatile. Ho comprato un Asus F556U con processore Intel Core i7, 4 GB di RAM, 500 GB di disco fisso e scheda grafica Nvidia GeForce (finalmente ho eliminato le schede dell’ATI che con Linux danno solo problemi).

La prima cosa che ho fatto è stata aggiungere un modulo di RAM da 8 GB della Corsair e montarla nell’apposito slot raggiungibile dalla parte posteriore dello chassis.

Ovviamente il sistema operativo installato era un terribile Windows 10… uso il passato perchè dopo un paio di giorni di utilizzo (solo per vedere la velocità) ho installato l’ultima versione di Linux Mint. I tempi di risposta nonostante il pc fosse nuovo e i programmi installati fossero ridotti al minimo erano terribili. Di seguito i tempi di avvio sia con Windows 10 sia con Linux Mint.

  • win 10 dal boot al login 45,80 secondi
  • win 10 dal login ad essere operativo 18 secondi
  • mint 18.3 dal boot al login 29,58 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 23,40 secondi

Ho comprato un disco SSD per sostituire quello installato di default ed anche il peso è nettamente inferiore in quanto l’SSD pesa 26 grammi contro i 45 grammi del HDD.

Come prima cosa consiglio di guardare i vari video presenti su internet in modo da vedere dove sono situate tutte le viti da svitare per poter rimuovere la parte di sotto della copertura e vi consiglio di ordinare le viti nello stesso ordine in cui si presentano nello chassis in modo da non sbagliarsi nel corso del rimontaggio. Come ultima cosa tenete a portata di mano una carta di credito o qualcosa di simile in modo da utilizzarla per fare forza per staccare lentamente la copertura del pannello posteriore che è ad incastro.

Il retro del portatile… per smontare tutte le viti è necessario aprire il pannello della memoria RAM e togliere il gommino in alto a sinistra (vedi foto)

Le viti tolte e ordinate con lo sportellino dello slot per la memoria RAM

Come si presenta la scheda madre una volta tolta la copertura posteriore. A sinistra si nota il lettore DVD e sotto il disco fisso… a destra la RAM e sotto la batteria.

Il dettaglio del disco fisso con le due linguette da sollevare per poter sganciare il disco. Ovviamente vanno svitate anche le viti che tengono montata la slitta nell’alloggiamento.

Il vecchio disco rimosso.

La parte che deve essere staccata per poter procedere alla sostituzione del disco con la porta USB e il jack audio.

Il nuovo disco SSD montato sulla slitta di supporto.

Il disco SSD rimontato sulla scheda madre. A questo punto non rimane che rimontare la basetta con porta USB e jack audio e poi rimontare la parte posteriore del portatile facendo attenzione a non forzare. Poi richiudere con le viti.

Con il nuovo disco SSD le prestazioni con Linux Mint sono le seguenti:

  • mint 18.3 dal boot al login 14,80 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 3,84 secondi

Direi non male… senza contare che la maggiore velocità si ripercuote nel normale utilizzo con una ricaduta positiva sull’esperienza finale.

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NAS domestico con Synology DS115j

Prima o poi un nerd sente il bisogno di avere a disposizione un NAS (Network Attached Storage) per poter gestire la grande mole di dati accumulati negli anni e rendere i file disponibili da tutti i dispositivi digitali. La mia scelta è caduta sul NAS della Synology modello DS115j con uno slot interno che può ospitare dischi fino a 16 TB (dimensione massima singolo volume) e su un disco Western Digital da 4 TB della linea RED (ovvero la linea destinata agli utilizzi più intensivi e gravosi in termini di cicli di lettura/scrittura).

La scatola del NAS e il disco della Western Digital da 4 TB della linea RED per utilizzi intensivi.

Come si presenta la scatola aperta del NAS.

Ecco il contenuto della scatola, oltra al NAS è presente un alimentatore, un cavo di rete, le viti e le istruzioni.

La parte frontale del NAS.

Il retro del NAS con le porte USB, la porta di rete e l’alimentazione.

Il NAS aperto

La slitta dove deve essere innestato il disco.

Il disco montato sulla slitta del NAS.

La configurazione del NAS come riportato sulla guida.

Il router wireless che utilizzo per rendere il NAS disponibile in rete locale.

Ecco il sistema completo: NAS + router wireless.

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Raspberry Pi3 con case stampato in 3D

Dopo aver compreto il Raspberry Pi3 ho volto prendere un case da poter attaccare al monitor direttamente tramite gli attacchi VESA presenti sul retro del monitor. In questo modo vado a risparmiare spazio, ottimizzare i cavi e avere un sistema compatto e facilmente trasportabile. Vediamo i dettagli.

Il Raspberry Pi3 confrontato con il mouse, i due pezzi del case stampato con una stampante 3D e il dongle con il ricevitore Wireless.

Un altra immagine per confrontare le dimensioni della scheda del Raspberry con un comune muse a testimonianza delle dimensioni contenute del pc.

Un ingrandimento sul case stampato in 3D da una stampante “domestica”… è possibile notare gli strati sovrapposti del materiale plastico utilizzato per la stampa.

Il Raspberry visto dal basso dove è possibile vedere la scheda SD inserita nell’apposito slot.

La parte laterale con la porta micro USB per l’alimentazione, l’uscita HDMI e il jack audio.

Il Raspberry fissato alla base del case.

Il case chiuso e completamente assemblato.

Il case attaccato al monitor tramite gli attacchi VESA.

Il case contenente il Raspbeyy attaccato al monitor tramite gli attacchi VESA presenti sul retro del monitor.

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PocketBook Touch Lux 3

Ho ceduto alla tentazione e alla curiosità di darmi agli ebook al posto dei tradizionali libri di carta. Dopo una lunga riflessione la mia acelta è caduta sul PocketBook Touch Lux 3. Cercavo un ebook reader che non fosse “proprietario” di case editrici o altri siti di vendita on line di ebook come Amazon e sulla possibilità di utilizzare i più diffusi formati.

Sotto trovate le foto del prodotto appena scartato e l’aggiornamento del software alla prima accensione del dispositivo (ovviamente deve essere disponibile una rete wi-fi).

Caratteristiche:

Processore da 1GHz.

Display 6 pollici retroilluminato utile per la lettura al buio o in condizioni di scarsa illuminazione di tipo capacitivo multisensore.

Schermo E Ink Carta HD con risoluzione 1.024×758.

Moltissimi formati supportati ad eccezione dei formati CBR, CBZ (molto diffusi per i fumetti digitali) e dei formati proprietari di Amazon.

Per quanto riguarda la connettivitá oltre alla porta Micro USB (che funziona sia per il trasferimento dei dati sia per la ricarica) il dispositivo supporta il wi-fi e ha uno slot micro SD (fino a 32 GB) per espandere la memoria interna che è di 8 GB.

In modalità lettura (senza wi-fi e senza retroilluminazione) la batteria ha una durata di circa 4 settimane.

Molto comodo da utilizzare grazie ai tasti “virtuali” e a quelli “fisici”. Il dispositivo persa circa 180 grammi.

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Collegare Recalbox su Raspberry ad un monitor DVI

Acquistato Raspberry PI terza generazione.

Come prima cosa ho provato ad installare Recalbox e EmulationMachine per poter fare un po’ di retrogaming con Mame e roba simile. Dopo aver collegato il Raspberry al televisore tramite il classico cavo HDMI non ho avuto nessun problema e dal televisore uscivano sia il video sia l’audio.

Ho provato a collegare il Raspberry ad un monitor con solo l’ingresso DVI tramite un cavo con adattatore, ma sul monitor, dopo la schermata iniziale, non compariva più nessuna immagine e il monitor andava in standby come se non ci fosse nessun segnale video. Ho riavviato il Raspberry e premuto il tasto Shift per accede al menù di NOOBS e sono andato nella sezione delle impostazioni.

A questo punto è sufficiente andare nella sezione per la modifica del file config.txt file, e commentare (con il simbolo ‘#’) la riga:

hdmi_drive=2

in modo da farla diventare:

#hdmi_drive=2

Salvando e riavviando il sistema è possibile controllare l’esito della modifica. Su alcune versioni di Recalbox (se non mi sbaglio dalla versione 4.0 in avanti) la partizione di boot (/boot) è in modalità sola lettura; per questo motivo è necessario, prima di modificare il file config.txt, è necessario montare la partizione /boot in modalità lettura/scrittura. Per farlo è necessario andare nella root e digitare il seguente comando:

mount -o remount, rw /boot

noobs01

noobs02

noobs03

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MUAS (Multiple USB Attached Storage) – Parte 1: l’analisi

Visto che la profezia dei Maya non si è avverata, posso dedicarmi ad un progetto che avevo in mente da un po’ di tempo.
Ho la necessità di organizzare e gestire, sia spazialmente che sistematicamente, un certo numero di dischi esterni USB. Anzichè tenere i dischi sparsi sulla scrivania, ho pensato di inserirli all’interno di un mobilietto Ikea (ho scelto la linea Besta) e di far uscire dal mobile solamente il cavo di alimentazione da attaccare alla presa elettrica e i cavi USB da attaccare al computer. Praticamente anzichè comprare un NAS (Network Attached Storage), ho deciso di crearmi un MUAS (Multiple USB Attached Storage) in totale filosofia Do It Yourself (DIY).

Ho diviso i dischi in gruppi logici in modo che, all’interno di ogni gruppo, sia acceso un solo disco alla volta; in questo modo posso decidere di tenere tutti i dischi attaccati alla multipla, oppure di attacarli alla multipla a seconda della necessità. Inoltre in questo modo, per ogni gruppo, posso utilizzare un hub USB senza alimentatore e quindi rendere i collegamenti più facili.

Ho provato a schematizzare in uno schema il mio progetto. Ogni gruppo di dischi è attaccato ad un hub USB con 4 porte USB; in questo modo sarà possibile aggiungere dei nuovi dischi esterni.

Ho pensato di inserire tutti i dischi, i cavi USB, la multipla e gli alimentatori all’interno di un mobile Ikea della linea Besta. In questo modo racchiudo tutto all’interno di un mobile dotato di anta che permette di nascondere tutti i componenti e di far spuntare solamente le prolunghe USB da collegare al computer. Nella mia idea aprendo lo sportello del mobile è possibile accedere direttamente ai pulsanti di accensione dei singoli dischi USB; inoltre è possibile non inserire il pannello posteriore del mobile in modo da garantire una adeguata ventilazione e far uscire le prolunghe USB e il cavo di alimentazione della multipla.

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Via Artigo A1000

Sempre più piccolo… ecco il mio pc/server dalle dimensioni ultra compatte. Avevo bisogno di un piccolo server per testare alcune applicazioni web-based in ambiente Apache/Tomcat. In commercio non si trovano servizi di hosting con tecnologia java, e quindi ho deciso di realizzare un piccolo server in casa. La scelta è ricaduta sull’Artigo A1000 prodotto dalla Via Technologies.

Tecnicamente l’Artigo A1000 appartiene alla famiglia dei barebone; computer piccoli, relativamente poco potenti e dai bassissimi consumi energetici. Vengono venduti in kit di montaggio e bisogna aggiungere il disco fisso e la memoria RAM.

Specifiche tecniche:

CPU: VIA C7 1Ghz

Chipset: VIA VX700 Unified Digital Media IGP Chipset

RAM: 1 DDR2 533 SODIMM Socket (Max 1 Gb)

Supporto per Hard Disk: 1 connettore IDE e 1 connettore SATA per dischi da 2,5″ (nella confezione è incluso un connettore per il disco IDE; per il disco SATA l’adattatore è da prendere a parte, e non è facile trovarlo)

Sistemi operativi supportati: Windows 2000, XP, WinCE, XPe, Linux

USB: 4 porte USB sul pannello frontale

LAN: 1 porta 10/100 Mbps RJ-45

Audio: Audio integrato High Definition Audio

Porte audio: 1 line-out, 1 line-in

Uscita video: 1 porta VGA (nella confezione è incluso un cavo per ottenere una uscita DVI; però in questo caso bisogna fare una apertura apposta nel case)

Dimensioni: 15cm (L) * 11cm (D) * 4,5cm (H)

Peso: circa 520 grammi

Nella foto seguente è possibile vedere i componenti presenti all’interno del kit di montaggio (oltre ovviamente alle istruzioni).

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Chiavetta USB formattata in NTFS

Con le nuove chiavette USB ad elevata capacità di memorizazione (superiore ai 4 Gb) diventa utile poter trasportare file di grosse dimensioni. Purtroppo con Windows non è possibile formattare le chiavette USB con il file system NTFS, ma solo con la FAT32 che non supporta file che hanno dimensione singola superiore ai 4 Gb.

Questo non è un limite fisico delle chiavette, ma solo una limitazione di sicurezza di windows che però è possibile modificare. Come prima cosa bisogna inserire la chiavetta che si vuole formattare in NTFS. Aprire il Pannello di controllo e aprire la voce Sistema, selezionare il tab Hardware e andare in Gestione Periferiche. Andare nella sezione delle unità disco e selezionare la voce relativa alla chiavetta che vogliamo formattare in NTFS. Premere il tasto destro  e selezionare la voce Proprietà. Selezionare il tab Criteri e spostare la selezione dalla voce ‘Ottimizza per la rimozione’ a ‘Ottimizza prestazioni’. Dopo aver premuto il tasto Ok è possibile tornare nelle Risorse del computer per formattare la chiavetta con il file system NTFS. Vista la diversità di gestione della cache durante le copie dei file su file system NTFS e FAT32 è infatti necessario utilizzare l’apposita procedura di rimozione della periferica USB se formattata in NTFS. Infatti, se è difficile perdere i dati scollegando velocemente la chiavetta USB formattata in FAT32, è invece molto alto il rischio di perdere di dati quando viene utilizzata la formattazione NTFS.

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Asus Eee 701

Nonostante i prezzi mediamente alti, sono riucito a trovare un Eee pc ad un prezzo non esagerato. Non ho ancora avuto modo di testarlo pesantemente. Il sistema operativo installato è decente, ma la mia voglia di smanettare mi ha già spinto a cercare nuovi sistemi operativi da installare. Molto probabilmente nei prossimi post dedicherò ampio spazio a questa tematica.

Comunque la prima impressione è più che positiva. Certo la tastiera non è il massimo, e anche il touchpad ha i suoi difetti, però non si poteva certo fare di meglio, viste le dimensioni veramente lillipuziane del dispositivo. Anche il monitor sembra piccolo, però devo dire che preferisco questa versione alle successive. Se voglio un monitor di grosse dimensioni, una tastiera standard e prestazioni elevate, allora devo prendere un notebook, non un netbook. L’idea è geniale, non a caso tutti gli altri costruttori di pc hanno seguito le orme tracciate da Asus.

Farò ulteriori commenti quando avrò testatato questo piccolo gioiello in tutti i normali ambiti di utilizzo. Per adesso mi lascio travolgere dalla malattia che accomuna gli smanettoni, e cercherò di installare un primo sistema operativo diverso da quello fornito dalla casa madre.

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Keymaze 300

Alla fine non ho resistito alla tentazione. Ecco il Keymaze 300.

Cercavo qualcosa di meno ingombrante e al tempo stesso qualcosa con una maggiore autonomia rispetto al TomTom, per tenere traccia dei percorsi fatti.

A differenza dei giudizi espressi su forum o pagine internet il Keymaze 300 sembra, ad un primo utilizzo, un dispositivo interessante per le sue caratteristiche e per l’ottimo rapporto qualità /prezzo. Spesso il numero di waypoints memorizzabili (solo 200) viene indicato come uno dei principali difetti di questo dispositivo. Personalmente non ho mai avuto necessità di aggiungere un waypoint ad un percorso, anche perchè non è una operazione agevole da compiere mentre si è in movimento, visto che devono essere premuti svariati tasti per poter procedere alla memorizzazione. Quindi questa limitazione a ‘soli’ 200 waypoints non la vedrei come un difetto.

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Tracciamento dei percorsi con il TomTom

Andando in mountain bike, mi è venuta la voglia di tracciare i miei percorsi. Una voglia nata dall’esigenza di tenere uno storico delle strade percorse, ma soprattutto per condividere i percorsi con i miei amici. A lungo ho cercato in rete una soluzione che potesse soddisfarmi. Essendo un neofita mi è sembrato eccessivo l’acquisto di un dispositivo ad hoc (garmin, magellan, ecc.) e la soluzione cellulare (o palmare) e ricevitore gps l’ho scartata per due semplici motivi; il primo è che per il mio modello di cellulare non ho trovato un software decente, il secondo è che comprare un palmare per questo scopo mi sembra eccessivo.

Avendo un navigatore TomTom GO 500 ho cercato qualcosa da installare per risolvere il mio problema. In rete ho trovato Tripmaster (io attualmente utilizzo la versione 1.8) che svolge egregiamente questo compito.

Una volta scaricato il file (potete scaricarlo liberamente dalla rete oppure utilizzare questo link) può essere installato tramite l’utilità TomTom Home, oppure semplicemente copiando le 3 cartelle nella directory principale del dispositivo TomTom (io personalmente ho scelto quest’ultima soluzione).

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