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Dichiarazioni di Berlusconi e crollo della borsa

Berlusconi ha annunciato che in caso di vittoria elettorale restituirà i soldi dell’IMU ai cittadini.

Questa sera mi telefona un amico e mi dice: “Ha parlato Berlusconi… e ha fatto crollare la Borsa!”

Fermo restando che non penso che una simile dichiarazione possa influenzare in modo significativo l’andamento del mercato finanziario nazionale, ho comunque fatto una veloce ed approssimativa riflessione in merito. Il mio ragionamento è basato su alcune semplificazioni ma, d’altro canto, quando si studia il moto di un cavallo e di un fantino la fisica semplifica il sistema considerando i due corpi come se fosse un unico corpo puntiforme; quindi le semplificazioni sono giustificate.

Ipotizzando la presenza di 100 investitori sul mercato finanziario italiano, per la legge dei grandi numeri possiamo tranquillamente affermare che il 50% (di questi investitori) è di centro destra e l’altro 50% è di centro sinistra. Un elettore di centro destra, a sua volta, può essere d’accordo con l’affermzione di Berlusconi oppure può essere neutrale. In entrambi i casi l’investitore di centro destra non avrà nessuna motivazione a cambiare i propri piani di investimento di breve termine; pertanto il 50% degli investitori italiani non modificheranno le proprie posizioni azionarie. Dall’altra parte, i restanti investitori del centro sinistra, poichè considerano le dichiarazioni di Berlusconi prive di fondamento, non avranno nessuna spinta a vendere le proprie azioni (e quindi a generare il famoso crollo finanziario). Sarebbe alquanto illogico vendere le proprie azioni sulla base di notizie che non si reputano fondate; verrebbe meno il principio secondo il quale le persone effettuano i propri investimenti sulla base di un ragionamento logico, razionale e lucido.

Conclusione: il crollo della borsa è dovuto ai soliti grandi speculatori.

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Fusione Enia-Iride: un difficile inizio

C’è fermento nel mercato delle multiutility. Enia (Reggio Emilia, Parma e Piacenza) e Iride (Torino e Genova) daranno vita ad una nuova Newco mediante una fusione per incorporazione della prima nella seconda. Questo porterà alla nascita di una nuova multiutility di primaria importanza a livello nazionale.

I Comuni in qualità di soci di maggioranza devono esprimere il loro voto per poter permettere la realizzazione della fusione; l’approvazione da parte dei vari Consigli Comunali era prevista nei mesi di Novembre e Dicembre 2008. Questo avrebbe portato all’approvazione del progetto da parte delle Assemblee (Dicembre 2008 / Gennaio 2009), alla successiva stipula dell’atto di fusione (Febbraio / Marzo 2009) e quindi alla naturale e conseguente efficacia giuridica dell’operazione (Marzo / Aprile 2009).

Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia ha approvato il progetto di fusione il 16 Dicembre 2008 con 26 voti a favore, 9 contrari e 1 astenuto. L’opposizione rappresentata dai gruppi Forza Italia-Pdl e An-Pdl si sono opposti a questo progetto industriale. Nella stessa serata anche a Campagnola il Consiglio Comunale è stato chiamato a dare il proprio parere sulla fusione. La votazione ha visto 10 voti a favore, mentre l’opposizione ha votato compatta per il no. Le ragioni del No sono da ricondursi principalmente al fatto che la fusione è un atto ormai deciso, e il consenso dei Consigli Comunali è solo un atto dovuto. Non dimentichiamo che i principali soci di Enia sono proprio i Comuni delle provincie di Reggio Emilia, Parma e Piacenza ed è quindi necessario il loro benestare.

La proposta di fusione tra Enia e Iride è avvenuta in modo molto veloce e senza quasi nessun preavviso. Basti pensare alla precedente fusione tra Agac (Reggio Emilia), Tesa (Piacenza) e Amps (Parma) molto più pubblicizzata. Questa fusione apre molti interrogativi. Quali benefici trae il Cittadino da questa operazione? Innanzi tutto le due multiutility sono diverse per competenze specifiche e distribuzione territoriale. Iride, che opera nelle province di Genova e Torino, ha importanti competenze nel settore dell’approvvigionamento elettrico, Enia dal canto suo si distingue nei campi del settore idrico e della gestione dei rifiuti, oltre ad avere una forte influenza economica e sociale sul nostro territorio. Con questa fusione per incorporazione, il baricentro non può che allontanarsi dalla nostra zona. Certo, come più volte sottolineato, la sede legale rimarrà a Reggio Emilia, ma è anche vero che la sede legale può non coincidere con il centro nevralgico del potere e delle decisioni. Basta una targa fuori da una porta e la sede legale è fatta.

Maggiori sono le dimensioni della multiutility, maggiori sono i benefici che se ne potrebbero trarre nella fase di approvvigionamento; questo potrebbe essere un argomento a favore della fusione. Va però ricordato che dalla creazione di Enia (il cui scopo era il medesimo, ovvero contare di più sul mercato nazionale per scontare prezzi più bassi) le tariffe non sono certo scese. Il vantaggio per il cittadino non si è visto durante la prima fusione; perchè dovrebbe vedersi ora? Inoltre continuare a crescere in modo così rapido, in un momento di crisi economica globale potrebbe portare più danni che altro. E’ proprio in questi momenti che bisogna mantenersi snelli e flessibili per non essere sopraffatti dalla congiuntura e puntare tutto sui propri punti di forza, sfruttando le sinergie con il territorio e le Istituzioni. A differenza di quanto avvenuto nel corso della prima fusione (quella che ha portato alla nascita di Enia) Reggio Emilia perde la propria posizione dominante. Nella nuova Newco saranno i Comuni di Genova e Torino a farla da padrone. Enia, e con lei i Comuni di Reggio, Parma e Piacenza, sarà subordinata ai due Comuni azionisti di Iride. Se non ci sono evidenti e razionali motivazioni economiche a favore dei cittadini che giustificano questa fusione, non si vedono altre valide motivazioni. Sembra più un’operazione tra imprese private (con annessi scopi). Simili aggregazioni avrebbero senso solo in presenza di una forte componente privata. Se infatti, come sembra da questa fusione, gli interessi ultimi dell’operazione non sono diretti ai Cittadini, non ha senso mantenere una partecipazione Pubblica al 51%, che però è indispensabile alla realizzazione della fusione. La partecipazione privata non può superare il 5% mentre la maggioranza Pubblica è garantita dalla clausola del patto parasociale (è una clausola che stabilisce una maggioranza di quattro quinti delle azioni per poter modificare il patto stesso); è quindi implicito che questa organizzazione a maggioranza pubblica debba avere scopi principalmente sociali, e quindi a vantaggio dei cittadini.

Diventa difficile quindi capire il perchè di una simile operazione. Forse la fusione è diventata necessaria da quanto il titolo Enia ha iniziato a flettersi in borsa? Se il titolo perde valore, perdono valore le azioni possedute dai Comuni come Campagnola e Reggio Emilia. Comunque anche dopo la comunicazione della fusione il mercato finanziario non ha reagito in modo positivo, segnale che anche gli intermediari finanziari non ritengono strategica questa operazione.

Prendendo in considerazione quanto esposto, mentre i Comuni di Reggio Emilia erano alle prese con l’approvazione della proposta di fusione, il nuovo anno ha portato non poche sorprese. L’iniziale concambio azionario che prevedeva 4,20 azioni di Iride per ogni azione Enia, a causa dei mutati corsi borsistici, sceso a 3,80 e ha rimesso in discussione gli equilibri di controllo.

Iride è preoccupata dagli effetti dell’articolo 24 del D.L. Anticrisi n. 185/2008 che riguarda il recupero degli aiuti illegittimi alle municipalizzate. Iride dovrebbe restituire circa 170 milioni di Euro allo Stato e questo, oltre a preoccupare seriamente i sindaci di Torino e Genova, è un ulteriore elemento per la messa in discussione del rapporto tra Iride ed Enia.

Ma anche la multiutility di Reggio Emilia ha i suoi problemi. La sua quota del 15% in Delmi potrebbe andare a A2A (la municipalizzata di Milano) anch’essa presente in Delmi (società finanziaria che porta Enia e A2A all’interno dell’azionariato Edison) con una quota del 51%. Una clausola dà a A2A il diritto di prelazione sulla partecipazione di Enia in Delmi qualora Enia cambiasse il gruppo di controllo; e questo è proprio quello che avverrà in caso di fusione con Iride. Da questo possiamo ricavare che Enia avrà un ulteriore perdita di controllo anche in questo ambito.

Nel mese di Gennaio si attendono sviluppi su questi tre fronti. L’unica cosa certa è che Reggio Emilia ha avuto troppa fretta di approvare questo piano di fusione, e ora si trova in una situazione di impaccio. I Comuni di Genova e Torino hanno chiesto chiarimenti al management di Iride mentre Reggio ha già approvato con ampio anticipo un progetto di fusione che già dalle prime battute si sta dimostrando tutt’altro che facile. E le incertezze manifestate dall’opposizione si sono realizzate a non più due mesi dalla discussione in Consiglio Comunale.

Tutto questo fa capire quanto questa situazione si stia allontanando dal Cittadini e dal Territorio. Grandi manovre economiche e di potere si stanno giocando con aziende a maggioranza Pubblica e con soldi Pubblici, senza che i cittadini vengano sufficientemente informati e soprattutto senza nessun ritorno economico e sociale di rilievo.

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