Andrea Rustichelli

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J. G. Ballard – La mostra delle atrocità

ballard_la mostra delle atrocità

Libro dichiaratamente sperimentale e, direi, provocatorio.

Strepitosa la caduta dei confini tra spazio interno e spazio esterno… gli edifici non hanno pareti e e lo “spazio esterno” è un continuum con le stanze vissute e frequentate da personaggi folli.

Le geometrie e i piani dello spazio si innestano, continuano o irrompono sui lineamenti dei personaggi.

Molto sperimentale. E la cosa bella delle sperimentazioni è che solo i critici le possono apprezzare positivamente. Consiglio la lettura di questo libro sotto l’effetto degli allucinogeni (ma quelli sperimentali).

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Sam Williams – Codice libero – Richard Stallman e la crociata per il software libero

Libro che ho preso a caso in seguito ad una ricerca sui libri “informatici” disponibili nella biblioteca elettronica di Reggio Emilia. La prima cosa che mi ha colpito è che il libro proviene da Wikisource e che è soggetto alla licenza “Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)“. L’edizione elettronica del libro (è presente anche una normale versione cartacea) può essere pagata con l regole vigenti per il software libero. L’editore O’Reilly & Associates ha deciso di distribuire il volume sotto la licenza GNU Free Documentation License.

codice libero e richard stallman

Poi mi interessava l’argomento… ma mi spaventava l’idea di leggere una biografia.

Alla fine l’ho letto sotto l’ombrellone

Prima di trascrivere le prime epiche righe del libro, devo anticiparvi che è stata una lettura fondamentale per la mia crescita personale, umana, culturale, informatica e spirituale. E non sto scherzando. Mi si è aperto un mondo. Ecco come si apre il libro:
È successo raramente nella storia, ma è successo, che in un momento in cui sembrava che le regole del gioco fossero immutabili, che i vincitori fossero imbattibili e i perdenti senza alcuna possibilità di riscatto, un uomo solo, assolutamente privo di potere, ricchezze, fama, bellezza, amicizie, un uomo qualunque della specie innumerevole dei perdenti, riuscisse a sovvertire le regole del gioco e a far saltare il banco. La storia raccontata in questo libro è la storia di uno di quegli eventi rari ed è la storia di un uomo eccezionale che nasce perdente e diventa vincente, che non è bello ma affascinante, che non è simpatico ma è adorato come un dio; non ha amicizie vere ma conta migliaia di ammiratori; mette i lunghi capelli in bocca o nel piatto ove sta mangiando ma è conteso ospite alla tavola dei ricchi e dei potenti; non sorride mai ma si traveste da santo mettendosi in testa, a mo’ di aureola, la superficie attiva di un hard disk della prima generazione; non ha i soldi per pagarsi una cena al ristorante ma ha sconvolto un mercato da migliaia di miliardi di dollari.

In questo libro c’è la vera essenza degli hacker e del loro mondo, delle loro caratteristiche e della loro storia passata e presente… perchè il significato è cambiato con l’arrivo dell’informatica di massa e dei personal computer. E si può arrivare, per estrapolazione, alla terza definizione di “cracker”.
Nella mia cultura, il termine “cracker” poteva indicare:

  • l’utilizzo di attacchi “brute force” o comunque invasivi e distruttivi verso sistemi informatici;
  • una persona abile nello sproteggere i programmi come rimuovere il limite temporale nei programmi a tempo, creare keygen e fare crack in modo da bypassare la presenza di “dongle” da collegare al pc.

Ma poi scopro che “la cultura hacker è caratterizzata da un rigoroso senso morale, per cui un vero hacker non danneggerebbe mai un sistema informativo o un programma applicativo; e da una istintiva vocazione per la fraternità, la solidarietà e l’uguaglianza” e allora scopro che se non segui queste regole sei un “cracker”. E questa è la terza definizione di “cracker”. Alla luce di questo aspetto e leggendo la biografia di Stallman, possiamo dire che lui sia un grandissimo hacker… questo aspetto fa passare in secondo piano la sua incredibili capacità come programmatore.

Una cosa è certa… se indossi una cravatta non sei sicuramente un hacker perchè la cravatta viene definita come uno “strangling device” che riduce l’irrorazione cerebrale che si indossa insieme al “suit” che è uno scomodo abito da lavoro.

In questo libro c’è tutto. Non solo la vita di Stallman ma anche tutta l’evoluzione di un mondo che in pochi conoscono. C’è l’informatica degli albori, di quando i computer non erano “personal” e occupavano intere stanze nelle principali università americane, c’è la nascita del software libero, del movimento “open source”, di GNU, di Linus Torvalds e di Linux, c’è la vita e le azioni di altri hacker famosi, c’è la cattedrale e il bazaar, c’è la lotta contro le grandi multinazionali dell’informatica e c’è la libertà.

Inoltre sono contento di aver trovato all’interno dei Jagon Files la conferma di quello che ho appreso nelle mie ricerche e nelle mie immersioni nel mondo digitale… ovvero quali sono le definizione del termine hacker che non corrispondo al vero. Come, ade esempio, il fatto che derivi dal verbo “to hack”… tagliare, fare a fette.

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W. Gibson – La notte che bruciammo Chrome

Primo libro letto di William Gibson. Libro che è una raccolta di racconti di fantascienza cyberpunk. Diciamo che non rispecchia il mio concetto di racconto in quanto, dato il tempo limitato della lettura, mi aspetto una maggiore incisività e soprattutto un effetto sorpresa sul finale, ma forse perchè sono abituato ad autori come Bradbury ma soprattutto Poe che ha fatto dei finali e della costruzione del racconto una vera e propria filosofia di scrittura (leggasi il saggio Eureka)

notte_che_bruciammo_chrome

In ogni modo le ambientazioni e i personaggi sono interessanti, soprattutto considerando che viene considerato il capostipite del genere cyberpunk. Il libro si apre con il racconto “Johonny Mnemonico” (da cui è stato tratto un film con Keanu Reeves)… famoso ma il finale è a dir poco imbarazzante (l’ultima frase spezza le gambe a tutto il racconto). Altri racconti che mi sono piaciuti sono stati “Il continuum di Gernsback” e “New Rose Hotel”.

I due racconti finali scritti in collaborazione con Bruce Sterling (Stella rossa, orbita d’inverno) e Michael Swanwick (Duello) sono forse i più belli e quelli che ricordo con maggiore forza e intensità, però alla fine sono anche i due racconti che più si avvicinano alla fantascienza classica rispetto agli altri racconti presenti nel libro.

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Sfida tra lamette

Ecco qui le foto delle lamette che utilizzo in questo momento e che sto confrontando per capire se quanto riportato in internet sia realmente corretto.

Ho iniziato con le Astra Platinum perchè erano le più consigliate per i principianti e devo dire che sono molto valide anche adesso che ho iniziato a prendere la mano. Devo ammettere che, come hanno commentato su alcuni siti internet di appassionati, la lama migliora verso il terzo utilizzo. Non l’ho mai utilizzata più di 5/6 volte. Ha una rasatura precisa e relativamente morbida.

Per quanto riguarda invece le Feather effettivamente sono più dure e meno permissive. Le ho provate un paio di volte e la prima volta avevo il viso che sembrava un campo di battaglia (mi sono tagliato in posti mai sperimentati prima d’ora), mentre al secondo e terzo utilizzo (man mano che diventavo più confidente) la qualità della rastura è nettamente migliorata. Sicuramente è una lametta che non perdona gli errori.

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Kodi 18.1 Leia su LibreELEC

kodi_18.1

Questo è lo spettacolare splash screen della nuova versione 18.1 Leia di Kodi (che gira su un sistema LibreELEC sul mio HTPC Asrock ION 330). La versione, al momento della scrittura di questo articolo, è già avanzata alla versione 18.3 (il nome in codice è ancora Leia, ma sono stati introdotte alcune migliorie minori). Questa versione di Kodi è dedicata alla Principessa Leia di Guerre Stellari interpretata dalla indimenticabile Carrie Fisher.

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S. Aliprandi – Creative Commons: manuale operativo

Dopo tanti libri,romanzi e racconti sono passato alla lettura del manuale operativo sulle Creative Commons, ovvero su quelle licenze creative a metà strada tra le opere con tutti i diritti riservati e le opere pubbliche. Una licenza che si posiziona tra il copyright (ovvero tutti i diritti riservati) e il pubblico dominio (ovvero nessun diritto riservato). Il manuale è di facile lettura e non si perde in inutili descrizioni legali ma spiega in modo chiaro e molto semplice cosa c’è dietro il Creative Commons, quali siano le motivazioni e l’ideale che stanno alla base di queste licenze e quali sono le applicazioni sia teoriche sia, soprattutto, pratiche.

E’ presente una spiegazione dettagliata degli attributi delle Creative Commons. È presente una sezione di FAQ (che rimandano direttamente al sito) e un intero capitolo dedicato a casi pratici.

Si conferma un testo veloce, una guida facile e immediata per chi vuole cercare di capire qualcosa di più sulle Creative Commons; sicuramente è molto utile per coloro che, come me, hanno un sito Internet, considerata la crescente importanza attribuita ai contenuti e alla loro protezione/diffusione.

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Convertire un file OGG in WAV con Python

Avevo la necessità (all’interno di un progetto più ampio di cui vi parlerò in seguito) di convertire un file audio OGG in un file WAV. Dopo una lunga ricerca su internet (e in particolare su GitHub) ho trovato la libreria PyDub. Per l’installazione della libreria ho utilizzato, per la prima volta, direttamente i file di progetto prelevati direttamente da GitHub.

Quindi come prima cosa ho scaricato la libreria con il seguente comando:

git clone https://github.com/jiaaro/pydub.git

sono entrato nella cartella che si è creata (nella cartella documenti) e ho lanciato il seguente comando:

sudo python3 setup.py install

per sicurezza ho installato anche delle librerie aggiuntive per essere sicuro di avere a disposizione le librerie per poter gestire i vari formati audio installando il pacchetto ffmpeg con il seguente comando:

sudo apt-get install ffmpeg libavcodec-extra

Ed ecco il programma in python che, con 3 righe, permette di convertire un file audio.

from pydub import AudioSegment
file_ogg = AudioSegment.from_ogg("input.ogg")
file_handle = file_ogg.export("output.wav", format="wav")


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Linux Mint 19.1

Ormai sono più di 3 anni che utilizzo abitualmente Linux Mint sul mio portatile.
Mi sono fatto prendere da un demone interiore e ho deciso di provare ad installare un nuovo sistema operativo… la scelta è caduta su:

  • Linux Mint (la nuova versione 19.1)
  • Ubuntu (la versione 18 e qualcosa… sia la LTS sia quella più “aggiornata”)
  • Debian (la versione 9.8 sia con Gnome sia con Cinnamon)
  • Fedora (con sostanziale passaggio da “casa” Debian a “casa” Red Hat)

Li ho provati prima in un ambiente virtuale grazie a VirtualBox. Volevo provare Debian e testare anche il Desktop Engine Gnome 3, ma l’ho trovato troppo semplicistico e troppo lontano dalla mia idea di desktop. Fedora era un passaggio troppo grande… vorrebbe dire passare al lato oscuro della forza. Ubuntu… beh lasciamo stare… proprio non ce la faccio ad utilizzare un SO con un nome così aberrante.

Sono tornato sulla nuova edizione di Linux Mint 19.1 (nome in codice “Tessa”) con Cinnamon come Desktop Engine. Però non riuscivo ad installarla perché ad un certo punto dell’installazione compariva il messaggio di errore:

PCIe bus error severity=corrected type= physical layer (eccetera eccetera eccetera)

Come soluzione ho dovuto modificare i parametri in fase di boot con il comando “c” e ho aggiunto il parametro pci=nomsi. In questo modo l’installazione è terminata senza nessun problema. Ovviamente però è necessario rendere definitiva la modifica modificando opportunamente il file grub presente nella cartella /etc/default/grub nel seguente modo:

GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT=”quiet splash pci=nomsi”

e poi è necessario ricordarsi poi di lanciare il comando
sudo update-grub

Finalmente mi posso godere il mio nuovo sistema Linux Mint 19.1 “Tessa”

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Ray D. Bradbury – L’albero di Halloween

Non ho capito se si tratta di un libro breve o un racconto lungo. Sul mio ebook erano 88 pagine. Parte bene, con il solito simbolismo e i richiami alla festa preferita di Bradbury, però si perde un po’.

Tutto sommato noioso.

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Dove mi trovo? Un aiuto inaspettato dal Python

A volte capita di svegliarsi dopo una serata intensa e non sapere dove ci si trova. A questo viene in aiuto il sito geoPlugin che offre molti servizi legati alla geo localizzazione. In particolare ho trovato simpatico il servizio che, data la latitudine e la longitudine, fornisce, tramite un oggetto json, l’elenco di alcune località vicine a noi e con informazioni utili come ad esempio la distanza in miglia e kilometri e la direzione.

Questo è un esempio di url da lanciare per avere un’idea dell’output che viene prodotto:

http://www.geoplugin.net/extras/nearby.gp?lat=44.6983&lon=10.6312&format=json

Il passo successivo è stato quello di scrivere un programma in python per gestire l’output. Questo programma non prevede la modifica delle coordinate geografiche in input, se non modificando il sorgente del programma prima della sua esecuzione, però è solamente un primo passo verso qualcosa di più evoluto (ad esempio un bot Telegram).

Infatti ho trovato delle difficoltà nella formattazione corretta del tracciato json di output e della sua successiva gestione tramite la libreria json di python. Ho risolto questo problema convertendo l’output in formato UTF-8.

Molto utile anche l’utilizzo del ciclo for per la lettura dei dati json e degli elementi in esso contenuti.

Riporto di seguito il codice funzionante… andrebbe migliorato… ma funziona.

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Radersi come un Uomo Alfa – Capitolo 2: Italian style

Una cosa è certa, ormai mi sono fatto conquistare dalla pogonotomia.

Quindi per non rischiare la vita ho deciso di provare un rasoio di sicurezza. Dopo varie indagini su internet ho optato per un rasoio prodotto in Italia dalla Fatip con pettine chiuso (closed comb). Per partire (so che sono solo un principiante) ho preso anche pennello e ciotola dell’Omega. La rasatura è diventata una coccola e un gesto da vero uomo alfa. Anche se devo ammettere che la pensavo più “dura” come rasatura… sarà che le lame Astra sono molto permissive. Comunque è il top.

Dopo i primi utilizzi posso confermare che rade benissimo. Le lamette Astra sono molto morbide, mentre le Feather effettivamente sono abbastanza dure e se non vengono usate con attenzione e, soprattutto, se non si fa attenzione alla preparazione della barba, possono provocare tagli e irritazioni. Il rasoio di sicurezza a pettine chiuso (o closed comb) è molto confortevole, ma penso che il suo utilizzo sia ottimo con la barba di qualche giorno… se è troppo lunga perde di efficacia.

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J. G. Ballard – Un gioco da bambini

Libro molto breve che si legge in fretta.
Già dalle prime pagine il lettore può capire tranquillamente che il colpevole è il maggiordomo, ma la costruzione narrativa e i risvolti di critica sociale lo rendono piacevole e interessante da leggere.

In una società totalmente sana, l’unica libertà è la follia.

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Radersi come un Uomo Alfa – Capitolo 1: Pericolo di morte

Cosa nasconde questa bellissima scatola (con un sistema di chiusura degno di uno scrigno)?

Un rasoio a mano libera di alta qualità del marchio giapponese Titan. Il rasoio è fatto a mano, così come l’affilatura della lama che è veramente tagliente. La lama è realizzata con il miglior acciaio giapponese mentre il manico è in legno di mogano scuro con incastonato il simbolo Titan in un elegante colore oro.

Ho appoggiato la lama del rasoio alla guancia e ho provato ad abbassarla di pochi millimetri… mi sono messo a piangere dalla paura di morire sgozzato. Un oggetto bellissimo che mi ha aperto un mondo nuovo e affascinante. Ormai ho deciso di cambiare le mie tecniche, il mio stile e i miei strumenti per la rasatura. Nulla sarà più come prima.

Ovviamente a completare il regalo era presente una coramella di cuoio per la cura del filo della lama.

Mi sto abbandonando alla pogonotomia.

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Kobo Aura Edition 2

Dopo aver distrutto il display del mio ebook reader Pocketbook Touch Lux 3 (il primo ebook reader) ho deciso di optare per un Kobo Aura Edition 2. Il prezzo è simile (intorno ai 115/120 euro) ma ho deciso di cambiare perchè il Pocketbook aveva qualche pecca e volevo capire se il Kobo fosse migliore. Ovviamente non ho preso in nessuna considerazione gli ebook reader di Amazon (che evito come la peste per i soliti motivi). Ok dai… specifichiamo quali sono i soliti motivi. Il formato proprietario… non voglio comprare ebook che non siano compatibili con gli standard aperti e che sono compatibili solamente con i dispositivi e i formati rilasciati da Amazon.

Ecco un po’ di foto sul dispositivo Kobo Aura Edition 2. In fondo ho provato a riassumere in una tabella i pro e contro di ogni dispositivo. Senza nulla togliere al Pocketbook Touch Lux 3 (il primo amore non si scorda mai), devo ammettere che il Kobo Aura è una spanna sopra.

Pro’sCon’s
Pocketbook Touch Lux 3– molto comoda la possibilità di interfacciarsi direttamente con DropBox. In questo modo è possibile caricare libri sul Pocketbook Lux 3 senza collegare il cavo
– memoria espandibile tramite scheda micro SD
– ottima qualità del display
– display retroilluminato
– i tasti fisici per scorrere le pagine emettono un fastidioso “click”
– schermo non preciso. Anche aggiornando il software a volte le pagine non scorrono nel verso desiderato
-sistema operativo lento
Kobo Aura Edition 2– display con aree configurabili per sfogliare avanti e indietro il libro. Questo rende il libro comodo da leggere a prescindere dalla mano utilizzata per sfogliare l’ebook
– display sensibile e senza ritardi
– sistema operativo veloce
– ottima qualità del display
– display retroilluminato
– la memoria non è espandibile

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MusicBrainz Picard

Picard è un programma cross-platform scritto in Pyton per taggare i file musicali attingendo le informazioni dal sito MusicBrainz.

Come prima cosa è necessario installare il programma; da Linux Mint è possibile installarlo tramite riga di comando, tramite gestore delle applicazioni o, a partire dalla versione 18.3, anche tramite Flathub.

Una volta aperto Picard è possibile aggiungere un singolo file o una cartella… in questo caso ho caricato l’album Ok Computer dei Radiohead.

E’ possibile premere il pulsante Raggruppa per chiedere al programma di raggruppare i file (e quindi le canzoni) per Album. A questo punto è possibile premere il pulsante Analizza; in questo modo Picard trova (o meglio prova a trovare) le informazioni delle canzoni su Musicbrainz.

A questo punto, se l’analisi va a buon fine, l’album viene visualizzato nella parte destra della finestra (e contestualmente viene eliminato dalla parte sinistra) con l’icona del CD in colore giallo oro per confermare che l’analisi è andata a buon fine. Espandendo il CD è possibile vedere le canzoni che sono state etichettate con i TAG ricevuti dal portale Musicbrainz.

L’utilità di questo TAG è opinabile… aggiunge informazioni utili soprattutto se le canzoni vengono gestite con programmi, come ad esempio Kodi, che permettono di avere una gestione molto complessa e precisa dei file musicali presenti sul proprio computer.

Come ultima cosa è necessario selezionare il CD e premere il tasto Salva in modo da salvare le informazioni sui file di origine. L’operazione viene confermata dall’icona a forma di segno di spunta verde davanti ad ogni file salvato con successo.

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