Settembre 2020 archive

La mia prima CPU – il “protopentium” Intel DX4

Il primo computer mi è stato regalato durante i primi anni delle superiori da mia nonna (era circa il 1993/1994). L’acquisto fu fatto alla Computer Line di Reggio Emilia che, all’epoca, era la boutique dell’informatica in provincia.

C’erano ancora le lire e i pc erano ancora abbastanza costosi, soprattutto alcuni componenti che adesso hanno un costo irrisorio (come i lettori CD-rom). Mi ricordo infatti che per non gravare troppo sul costo del regalo ho deciso di non comprare subito il lettore e demandare l’acquisto ad un momento futuro (poi mai acquistato). Anche se in realtà per il mio PC non comprai mai un lettore CD da inserire nel case, ma ne trovai uno abbastanza grosso (per intenderci delle dimensioni di un videoregistratore) che potevo collegare al mio computer tramite la porta parallela.
La RAM e il disco fisso erano ancora misurabili in MB e la scheda grafica VGA era fantascienza. Il computer montava il sistema operativo MS-DOS (la versione 5 e poi la versione 6) e avevo installato Microsoft Windows 3.11 for Workgroup (che a differenza della precedente versione Windows 3.1 includeva anche il supporto per le nascenti reti… da qui la definizione “for workgroup”). Il PC si avviava e veniva subito mostrata la shell DOS; per avviare Windows (che all’epoca era un programma e non un vero e proprio sistema operativo) era necessario lanciare il comando win.

In quel periodo stava uscendo sul mercato anche il mitico processore Intel Pentium (non chiamato 586 per motivi di marketing / problemi con i concorrenti come AMD) che però, le prime versioni, presentavano un famoso bug “Pentium FDIV bug”. L’ho definito mitico perchè è stato il primo processore “di massa” che ha portato (insieme a Windows 95) il PC dentro le case delle famiglie.
Per questo motivo mi piaceva chiamare il mio processore un “proto-pentium” perchè era l’ultima versione della famiglia 486 prima dell’avvento della famiglia 586.

Il processore 486DX4 era la versione a 100 MHz (frequenza a 33,3 MHz con un moltiplicatore pari a 3) a 32 bit con una cache di 1° livello di 8 kb.

Case e monitor erano del classivo colore “grigio apparato informatico” che tanto andava di moda.

Ho smanettato molto con questo PC e, sebbene molto arretrato come performace rispetto agli attuali personal computer, mi ha permesso di esplorare a fondo il mondo dell’informatica. Negli strumenti di programmazione che utilizzavo durante le superiori (come i compilatori / IDE della Borland) erano infatti disponibili numerosi programmi per lavorare a basso livello con i sorgenti e le DLL. Se non ricordo male era già possibile installare le prime versioni di DOOM e DOOM 2 (della ID Software) su 5/8 floppy disk.

Insomma… un inizio con il botto…

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A. Pipinellis – GitHub

Si lo so, il nome dello scrittore sembra uno scherzo… e invece non lo è…
Lettura veloce di circa 70 pagine che descrive in modo molto pratico l’utilizzo di GitHub per la creazione e la condivisione di progetti software all’interno della piattaforma che ormai spadroneggia su tutti i fronti.
Non si sa mai che prima o poi voglia pubblicare qualcosa da lasciare sviluppare a programmatori più seri di me… d’altronde “Quando hai perso interesse in un programma, l’’ultimo tuo dovere è passarlo a un successore competente.” (cit. La cattedrale e il bazaar di Eric Raymond)


I capitoli sono:

  1. Repository e uso dell’issue tracker
  2. Usare il wiki e gestire le versioni del codice
  3. Gestire organizzazioni e team
  4. Collaborazione con il flusso di lavoro di GitHub
  5. GitHub Pages e Web Analytics
  6. Le impostazioni degli utenti e dei repository

Tra le altre cose che ho portato a casa da questo manuale è la possibilità di usare strumenti dedicati alla creazione di siti web statici per i propri progetti personali o blog. Nel testo si cita Jekyll in quanto è stato sviluppato (almeno inizialmente) da uno dei fondatori di GitHub, anche se su internet è possibile trovare una moltitudine di programmi simili (come ad esempio Hugo e Gatsby). Mi incuriosiscono, vorrei approfondire l’argomento ma non so se avrò tempo e soprattutto se il gioco vale la candela (ovvero il tempo investito nello smacchinarci).

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