Febbraio 2019 archive

MusicBrainz Picard

Picard è un programma cross-platform scritto in Pyton per taggare i file musicali attingendo le informazioni dal sito MusicBrainz.

Come prima cosa è necessario installare il programma; da Linux Mint è possibile installarlo tramite riga di comando, tramite gestore delle applicazioni o, a partire dalla versione 18.3, anche tramite Flathub.

Una volta aperto Picard è possibile aggiungere un singolo file o una cartella… in questo caso ho caricato l’album Ok Computer dei Radiohead.

E’ possibile premere il pulsante Raggruppa per chiedere al programma di raggruppare i file (e quindi le canzoni) per Album. A questo punto è possibile premere il pulsante Analizza; in questo modo Picard trova (o meglio prova a trovare) le informazioni delle canzoni su Musicbrainz.

A questo punto, se l’analisi va a buon fine, l’album viene visualizzato nella parte destra della finestra (e contestualmente viene eliminato dalla parte sinistra) con l’icona del CD in colore giallo oro per confermare che l’analisi è andata a buon fine. Espandendo il CD è possibile vedere le canzoni che sono state etichettate con i TAG ricevuti dal portale Musicbrainz.

L’utilità di questo TAG è opinabile… aggiunge informazioni utili soprattutto se le canzoni vengono gestite con programmi, come ad esempio Kodi, che permettono di avere una gestione molto complessa e precisa dei file musicali presenti sul proprio computer.

Come ultima cosa è necessario selezionare il CD e premere il tasto Salva in modo da salvare le informazioni sui file di origine. L’operazione viene confermata dall’icona a forma di segno di spunta verde davanti ad ogni file salvato con successo.

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La vita perfetta

Quello che riporto di seguito è un articolo che avevo pubblicato, se non ricordo male, su borotalcol.org… oppure su una precedente versione del mio sito basata sul CMS Serendipity. In ogni caso lo ripropongo…


Molto probabilmente queste righe sono il frutto della serata che sta iniziando. Per chi non lo sapesse oggi è venerdì. Sono a casa da solo, i parents sono fuori e sono davanti al pc con un cuba libre fatto a mano con tanto di lime e zucchero di canna. Spero di riuscire e postare le foto della preparazione nei prossimi 3 anni. Colonna sonora: Hotel Costes. Puro polleggio. Mi accorgo solo adesso che il titolo del post e la descrizione di questo inizio serata possono portare il lettore a facili accostamenti… eppure non è mia intenzione. La vita perfetta richiamata dal titolo non è la mia, bensì quella di alcune persone che si ha la fortuna (o la sfortuna) di incontrare. Quelli che magari subito non ti danno confidenza ma poi basta poco per rovesciarti addosso confidenze e segreti che tu guarderesti bene dal divulgare. Quelli che tu dici una cosa e loro dicono di aver vissuto una esperienza simile sulla loro pelle, però infinitamente migliore. Quelli che hanno sempre un mare di ragazze ai loro piedi. Quelli che non devono mai attaccare gancio con le ragazze, perchè tanto sono le ragazze che ci provano (in modo palese e sensuale) con loro. Quelli che sono stati in posti migliori dei tuoi. Quelli che entrano nei locali che tu vedi solo dalla fine della fila perchè tanto non ti faranno entrare. E poi mi viene in mente Paperino. Un racconto dove lui immaginava una sua vita perfetta. Dirigente di una importante azienda, sposato con Paperina, una lussuosissima macchina (e non la vecchia 313), Zio Paperone in fase di pensionamento che gli avrebbe lasciato tutta la sua immensa fortuna… …una vita perfetta… buca sui campi da golf al primo tiro… vittoria in ogni gara con i motoscafi… ogni agio e ogni lusso possibile… mai una cosa storta… …poi però inizia a diventare apatico, grasso, insofferente, annoiato… …si sveglia dal sogno e la prima cosa che chiede a Zio Paperone è di essere messo su un aereo diretto al polo nord per risolvere i soliti problemi dello Zione… fin che c’è decide di prendere l’aereo più scassato… giusto per essere sicuro di avere dei problemi già durante il viaggio… Il perdente… ecco una figura sottovalutata ma mitica… Quanto mi piacciono i perdenti… quelli che ci provano… i Paperino della situazione. Quelli che si godono la vita in ogni momento perchè è la vita che li mette alla prova. E’ la vita che gli tira dei pugni nello stomaco. Quelli che le ragazze le devono inseguire… Quelli che rimangono fuori dai locali perchè non hanno la camicia… Quelli che si impegnano ma che falliscono… Quelli che non hanno la macchina nuova ma non si fanno problemi a parcheggiarla dove ce n’è bisogno… Quelli che quando una ragazza gli dice “Andiamo?” loro sono talmente ubriachi che vanno a smarrirsi in un non meglio identificato punto della spiaggia… Quelli che come il coyote non smettono mai di provarci e si rialzano con le ferite ancora doloranti ma con la voglia di continuare a giocare… Perchè a me i perdenti sono sempre stati simpatici… quando ti raccontano le loro avventure nascondono dietro il loro timido sorriso il piacere per averci provato ed aver fallito… quella piacevole sensazione che ti fa sentire un eroe anche se, in fondo, non hai fatto nulla di speciale. In attesa della prossima caduta!


La foto che avrei sempre voluto utilizzare per questo articolo era la vignetta finale del racconto di Paperino citato nel post. Ma non sono mai riuscito a recuperarla, per questo motivo ho utilizzato la foto del cuba libre che avevo preparato quel venerdì sera citato nel testo.

Questo post è dedicato a Paperino. Con me nella foto e co-autore del blog borotalcol.org.

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Apachie Photo Studio Portable

Ho trovato questo oggetto in vendita su Grupon e, dato il costo ridotto, ho deciso di fare questo importante investimento. Si tratta di un set fotografico fatto a box, dotato di led nella parte superiore e di due sfondi (uno bianco e uno nero) intercambiabili per poter allestire un piccolo set fotografico. Ovviamente è utile se si vogliono fotografare piccoli oggetti. Visto che ho in programma di migliorare le foto che faccio (e che pubblico) a componenti, libri e altri oggetti mi è sembrato un acquisto imperdibile.

Ecco alcune foto dell'”unboxing”.

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Installare Retropie su SD per Raspberry

Formattare la scheda SD con il filesystem Fat32 con il programma GParted.
Ho scaricato la versione 4.3 di Retropie per Raspberry pi 3 dal sito ufficiale.
Decomprimere il file in modo da ottenere l’immagine del programma; si crea un file in formato .IMG da circa 2,2 GB. In alternativa è possibile usare il comando:

gzip -dv retropie-4.3-rpi2_rpi3.img.gz 

Con il comando il file di origine .GZ viene cancellato a meno che non venga utilizzato l’apposita opzione per conservare il file compresso.
Per comodità ho posizionato il file .img sulla Scrivania e l’ho rinominato semplicemente in retropie.img. Poi è necessario aprire la console e digitare il seguente comando:

sudo dd if=retropie.img of=/deb/sdb

per copiare l’immagine nella scheda SD che, in questo caso, è collegata al pc tramite un lettore di schede USB,dove if indica il file di input e of il file di output. Armarsi di pazienza e attendere il termine dell’operazione.

Al termine dell’operazione è possibile scollegare il lettore di schede SD e installare la scheda nell’apposito slot del Raspberry per far partire l’installazione.

Una delle funzionalità in assoluto più comode di Retropie, è la possibilità di potersi collegare direttamente tramite protocollo SSH, e questo significa che è possibile caricare i file e le ROM in Retropie senza dover sempre spostare la scheda SD ma collegandosi direttamente tramite rete. Retropie in generale è molto più configurabile rispetto a Recalbox.

Una volta partito Retropie è necessario andare nel menù di configurazione per collegarlo alla rete WiFi e successivamente per attivare il protocollo SSH.

Andare su Linux e selezionare File – Connetti al server… e inserire i seguenti parametri di login per poter collegarsi direttamente a Retropie da Linux e poter accedere al file system per copiare, ad esempio, le varie ROM con i giochi. Nel mio caso l’indirizzo IP di Retropie era 192.168.1.102, sulla porta 22 con nome utente pi e password di default (che però adesso non ricordo).

Facendo ripartire Retropie è possibile iniziare a giocare…

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Installare Recalbox su SD per Raspberry

Formattare la scheda SD con il filesystem Fat32 con il programma GParted. Ho scaricato la versione 17.12.02 di Recalbox dal sito ufficiale.
Aprire il terminale ed eseguire il comando
unxz recalbox.img.xz
per creare il file in formato .img da poco più di 2 GB.
Eseguire il comando
sudo dd if=recalbox.img of=/dev/sdb
per copiare l’immagine nella scheda SD che, in questo caso, è collegata al pc tramite un lettore di schede USB.
Al termine dell’operazione è possibile scollegare il lettore di schede SD e installare la schede nell’apposito slot del Raspberry per far partire l’installazione.

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Total Digital Experience

Ormai sappiamo tutti cos’è la “customer experience”… è una delle espressioni maggiormente utilizzate in organizzazione, marketing, gestione aziendale, organizzazione lean, ecc. ecc.
Ma ai nostri giorni la “customer experience” (è inutile affermare il contrario) deriva da una sempre maggiore informatizzazione dei processi e delle modalità di interazione tra il cliente e la società fornitrice del bene/servizio. Sia ben chiaro che la “customer experience” è anche altro… ma comunque poco altro rispetto all’informatica.

E come diceva un mio professore alla facoltà di ingegneria informatica:

“un programma o funziona o non funziona. E se un programma funziona… funziona per tutti.”

Questa frase mi ha sempre fatto riflettere, soprattutto quando si fanno interventi software volti a migliorare la “customer experience”. Trovo riduttivo infatti ricondurre uno sviluppo software al soddisfacimento dei bisogni o per aumentare la soddisfazione dei clienti. Se uno sviluppo software funziona, funziona sia per i clienti sia per i clienti interni (ovvero coloro che all’interno delle società si occupano delle attività oggetto di sviluppo). Proprio perché se uno sviluppo software viene fatto bene, con logica, con coerenza e con un obiettivo ben definito, i vantaggi non sono limitati al cliente “esterno”, ma si propagano (magari in modo ridotto) anche sui “worker” (ovvero coloro che agiscono il processo che ha beneficiato dell’intervento software). Ecco che in questo caso allora i “worker” diventano veramente clienti “interni” nel senso che anche loro beneficiano dell’intervento di evoluzione software.
Beh quindi a questo punto mi chiedo se abbia ancora senso parlare di “customer experience”. Secondo me i benefici dell’intervento devono essere riassunti in questo modo:”

“customer experience” (anche detta “internal customer experience”) + “worker experience” (anche detta “external customer experience”) = “total digital experience”

Proprio perchè l'”experience” migliora per tutti gli attori coinvolti nel processi oggetto di sviluppo e la natura dell’intervento è (ormai quasi sempre) puramente digitale.

Come ultima cosa, vorrei farvi notare come questo sia il post che, a livello mondiale, ha il maggior numero di ” (doppi apici).

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Asrock Ion 330

E’ un po’ che volevo scrivere questo articolo per documentare l’acquisto e il successivo modding che ho fatto all’ASrock Ion 330. Ho comprato questo PC per utilizzarlo come HTPC attaccato alla mia televisione tramite cavo HDMI. Inizialmente ho usato Windows XP con sopra Media Portal e successivamente XBMC. Adesso lo utilizzo con LibreElec e Kodi come media player.

L’idea che avevo fin dall’inizio era quella di rimuovere il lettore DVD, inserire due dischi, uno per il sistema operativo e uno per contenere tutti i file multimediali da utilizzare sull’HTPC. Inoltre volevo installare una nuova ventola enorme, potente ma silenziosissima. Ecco la storia fotografica dall’unboxing fino all’assemblaggio finale del mio modding. In fondo all’articolo ho inserito anche la documentazione ufficiale in formato PDF.

Unboxing

Ecco come appare l’ASrock Ion 330. Nella parte frontale si trova il lettore DVD e il pulsante di accesione; mentre nella parte posteriore si trovano lo spinotto per l’alimentazione, le uscite audio tra cui una digitale, la porta per il cavo di rete (anche se è disponibile il modulo WiFi), 6 porte USB, pa porta HDMI, l’uscita video e l’eSata per i dischi esterni che supportano questo formato.

Lo smontaggio

Svitando le viti sul pannello posteriore è possibile togliere la parte superiore del case per avere pieno accesso al case e da lì iniziare a smontare tutti i componenti. Come detto l’idea era quella di togliere il lettore DVD in modo da fare arrivare l’aria della nuova ventola direttamente sui dischi e sui processori, aumentando il potere di raffreddamento dell’intero sistema e, al contempo, diminuire la rumorosità.

Fori di ventilazione e frontale

Purtroppo, considerando le mie scarse abilitò manuali, ho fatto un lavoro molto “hard” per creare il foro nella parte alta del case. Nel supporto interno invece ho praticato facilmente il foro utilizzando il Dremel. Nella parte alta del case ho fatto un buco in modo da poterci alloggiare una ventola abbastanza grossa appoggiata su 4 piedini in silicone in modo da azzerare completamente il rumore dovuto alle vibrazioni. Infine ho dovuto praticare un altro foro piccolo per fare passare il cavo di alimentazione della ventola e poterlo collegare alla presa presente nella scheda madre.

Il riassemblaggio

Ora non resta che riassemblare il tutto.

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