Maggio 2018 archive

MAJOR.MINOR.PATCH ovvero quando il software monolitico perde appeal a discapito di nuovi competitor

Titolo nebuloso.

Molte elucubrazioni sul software, sulle varie versioni, sulle alternative che si vanno delineando all’orizzonte e che poi soppiantano i vecchi software che da storici spariscono nel dimenticatoio.

Ma andiamo con ordine. Quando un software diventa maturo e stabile e deve quindi essere etichettato come versione 1.0.0? Direi che l’importante è che il software funzioni. D’altronde il software si divide in due grandi classi:

  1. Funziona
  2. Non funziona

Punto.

Prendiamo per esempio eMule (che alla data di questo articolo è ormai un progetto abbandonato)… è sempre rimasto alla versione 0.8x.x. Non è mai arrivato alla versione 1.0.0 eppure non si contano i download e il numero di persone che, almeno una volta, lo hanno installato ed utilizzato. E’ stato per anni in linea con tutti gli standard… se non ricordo male ha solo avuto un periodo nero quando gli ISP hanno adottato dei protocolli per filtrare i pacchetti scambiati dai programmi P2P (peer 2 peer) ma poi ha brillantemente risolto il problema mediante l’offuscamento dei pacchetti. E anche con quella modifica non è mai arrivato ad avere la versione 1.0.0.

Un altro programma che ha raggiunto la versione 1.0.0 è stato VLC che è diventato il miglior programma per la visualizzazione di file multimediali (sbarazzandosi degli innumerevoli rivali) nel corso degli anni migliorandosi sempre rimanendo però, al contempo, leggero, potente e gratuito. Questo apre due aspetti interessanti, ovvero:

  1. il fatto di essere gratis
  2. il fatto di essere leggero pur essendo un programma completo e potente.

Se molti software nascono e rimangono gratuiti, c’è da dire che molti software che raggiungono alti livelli di notorietà, prima o poi cedono alla tentazione di aggiungere funzionalità sempre più estese e complete (a volte anche troppo) che magari portano il software ad appesantirsi e perdere “appeal” nei confronti degli utilizzatori.

Uno dei casi più eclatanti è rappresentato da Nero Burning ROM che, verso la versione 6.x, era il programma più completo e versatile per la masterizzazione di CD e DVD. Con le release successive ha iniziato a diventare una “suite” e a incorporare programmi per la gestione dei file multimediali, lettori DVD, ecc.

La versione 6 era perfetta e leggera… da lì in poi il software è diventato monolitico, pesante e ingestibile… da lì il programma è scomparso lasciando il campo a nuovi programmi gratuiti e più leggeri (ma non per questo meno professionali) come, ad esempio, CDBurnerXP.

Tornando velocemente a VLC c’è da dire che è stato sviluppato secondo i dettami della programmazione XP (ovvero eXtreme Programming). In questo modo gli utilizzatori hanno la possibilità di utilizzare il software, imparare ad usarlo e iniziare ad apprezzarlo anche se ci sono delle cose che devono essere migliorate e sviluppate maggiormente. Però in questo modo, come dimostra VLC, il software viene accettato dalla comunità di utilizzatori e può garantire una notevole longevità al programma.

Infine un ultimo appunto sulle dimensioni dei programmi. Negli anni scorsi, nel corso della classica grigliata estiva, parlando con il Cuginetto (figura mitologica dotata di intelligenza estrema) ha esordito con le seguenti parole: “con le app (parlando delle app in contrapposizione con i normali programmi per pc) i programmatori stanno disimparando a programmare”. A tal proposito vorrei fare notare questo dato: la prima versione di Adobe Acrobat Writer (che scaricai da Filetopia, primo programma di file sharing dotato di crittografia) era di 100 MB (una esorbità per l’epoca), mentre attualmente l’ultimo aggiornamento dell’app di Facebook per iPad è di circa 214 MB. Cosa diavolo c’è un quelle righe di codice da appesantire così tanto le app? Non ci saranno delle sorprese, vero?

Conclusione?

Programmazione veloce, tanti rilasci minori, non arrivare alla versione 1.0.0, non appesantire il programma, non aggiungere funzionalità inutili e usare il computer. Cerchiamo di non cadere nell’inferno del versionamento semantico.

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Asus F556U – installare disco SSD

Ho cambiato portatile. Ho comprato un Asus F556U con processore Intel Core i7, 4 GB di RAM, 500 GB di disco fisso e scheda grafica Nvidia GeForce (finalmente ho eliminato le schede dell’ATI che con Linux danno solo problemi).

La prima cosa che ho fatto è stata aggiungere un modulo di RAM da 8 GB della Corsair e montarla nell’apposito slot raggiungibile dalla parte posteriore dello chassis.

Ovviamente il sistema operativo installato era un terribile Windows 10… uso il passato perchè dopo un paio di giorni di utilizzo (solo per vedere la velocità) ho installato l’ultima versione di Linux Mint. I tempi di risposta nonostante il pc fosse nuovo e i programmi installati fossero ridotti al minimo erano terribili. Di seguito i tempi di avvio sia con Windows 10 sia con Linux Mint.

  • win 10 dal boot al login 45,80 secondi
  • win 10 dal login ad essere operativo 18 secondi
  • mint 18.3 dal boot al login 29,58 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 23,40 secondi

Ho comprato un disco SSD per sostituire quello installato di default ed anche il peso è nettamente inferiore in quanto l’SSD pesa 26 grammi contro i 45 grammi del HDD.

Come prima cosa consiglio di guardare i vari video presenti su internet in modo da vedere dove sono situate tutte le viti da svitare per poter rimuovere la parte di sotto della copertura e vi consiglio di ordinare le viti nello stesso ordine in cui si presentano nello chassis in modo da non sbagliarsi nel corso del rimontaggio. Come ultima cosa tenete a portata di mano una carta di credito o qualcosa di simile in modo da utilizzarla per fare forza per staccare lentamente la copertura del pannello posteriore che è ad incastro.

Il retro del portatile… per smontare tutte le viti è necessario aprire il pannello della memoria RAM e togliere il gommino in alto a sinistra (vedi foto)

Le viti tolte e ordinate con lo sportellino dello slot per la memoria RAM

Come si presenta la scheda madre una volta tolta la copertura posteriore. A sinistra si nota il lettore DVD e sotto il disco fisso… a destra la RAM e sotto la batteria.

Il dettaglio del disco fisso con le due linguette da sollevare per poter sganciare il disco. Ovviamente vanno svitate anche le viti che tengono montata la slitta nell’alloggiamento.

Il vecchio disco rimosso.

La parte che deve essere staccata per poter procedere alla sostituzione del disco con la porta USB e il jack audio.

Il nuovo disco SSD montato sulla slitta di supporto.

Il disco SSD rimontato sulla scheda madre. A questo punto non rimane che rimontare la basetta con porta USB e jack audio e poi rimontare la parte posteriore del portatile facendo attenzione a non forzare. Poi richiudere con le viti.

Con il nuovo disco SSD le prestazioni con Linux Mint sono le seguenti:

  • mint 18.3 dal boot al login 14,80 secondi
  • mint 18.3 dal login ad essere operativo 3,84 secondi

Direi non male… senza contare che la maggiore velocità si ripercuote nel normale utilizzo con una ricaduta positiva sull’esperienza finale.

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Douglas Adams – Guida galattica per gli autostoppisti

Una perfetta circolarità sistema tutti i tasselli al loro posto. Risulta strano trovare ironia in un testo di fantascienza. Alcuni capitoli li ho trovati pesantissimi oltre che assolutamente inutili, però il libro si legge con piacere, soprattutto nei capitoli finali.

Ho scoperto che si tratta del primo libro di quattro… penso che mi fermerò a questo.

Onore ai Topi bianchi.

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Chuck Palahniuk – Gang bang

Pulp, molto pulp… pure troppo. Nulla di violento o particolarmente impressionante, però la descrizione di un evento visto da molteplici punti di vista rende la lettura lenta. Mi aspettavo qualcosina di più.

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H. G. Wells – L’uomo invisibile

Decisamente troppo lento.  Perfetto per chi soffre di insonnia.

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Kurt Vonnegut – Ghiaccio-nove

Vonnegut si conferma una garanzia. Sembra una di quelle puntate dei Simpson dove si parte con una storia e poi succede qualcosa che fa cambiare completamente rotta alla storia e ti ritrovi con uno svolgimento del tutto inaspettato. Anche in questo caso il libro è permeato da una critica alla guerra, ma senza raggiungere i livelli di Mattatoio numero 5. Comunque gran libro… divorato.

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